Dall’inizio della diffusione del Covid-19, Hezbollah e il regime iraniano hanno approfittato della crisi per indottrinare gli operativi di Hezbollah e il pubblico sciita, sfruttando i vuoti umanitari per guadagnare consenso popolare.  Hezbollah ha fatto dell’assistenza sanitaria un’arma potente in Libano, tanto che i suoi sostenitori sottolineano comunemente il successo del partito nel combattere la pandemia.  Purtroppo, l’esplosione che ha distrutto il porto in agosto ha aperto le porte a una crisi politica ed economica senza precedenti, una situazione che risulta essere lo specchio dell’incapacità di tutte le forze politiche libanesi, compreso Hezbollah.

Dopo le dimissioni del nuovo premier Mustapha Adib, il Libano ha perso il terzo PM in meno di un anno. L’instabilità, esattamente come la pandemia, rappresenta un’opportunità per mantenere lo status quo per la Milizia di Dio. Allo stesso tempo, lo status quo sta congelando l’economia, causando proteste di massa. Tanto per avere un’idea, secondo la Banca Mondiale, il tasso di povertà è passato da un terzo nel 2018 a metà della popolazione nel 2020.

In questo contesto, la pandemia si è trasformata in una seria sfida sia per il Paese che per l’organizzazione terroristica. Il Covid-19 non ha infatti fermato le attività terroristiche di Hezbollah nella regione. Se durante la prima ondata, la pandemia ha creato l’opportunità di utilizzare il fallimento dello Stato come collante per il sostegno popolare, sembra che adesso Hezbollah sia percepito dalla popolazione come la causa della crisi economica. Di conseguenza, invece di usare la crisi per aumentare il caos, per reclutare e attaccare l’Occidente, gruppi terroristici come i Talebani e gli Hezbollah hanno visto nel coronavirus un’opportunità per mostrare le loro capacità di governance.

Ed è proprio durante la prima ondata che Hezbollah ha nominato Hashem Safi al-Din, capo del Consiglio esecutivo di Hezbollah (una sorta di Primo Ministro Hezbollah e n. 2 del movimento) per elaborare e attuare il piano di emergenza rilasciato a Marzo.  Mentre i numeri in primavera sembravano poter consolidare il ruolo di Hezbollah in tal senso, nelle ultime settimane il Libano ha registrato migliaia di nuovi casi di coronavirus, con un aumento dei casi del 220%. Il numero totale di infezioni ha superato le 45 mila unità e più di 400 persone sono morte.  Gli ospedali sono ora a pieno regime e i pazienti supereranno presto il numero dei posti letto. Oltre a questo, tutti gli sforzi di Hezbollah per costruire i “medici della resistenza islamica” stanno fallendo. Molti medici e infermieri pagati in sterline libanesi percepiscono compensi inadeguati, in quanto la valuta si è svalutata dell’80% nell’ultimo anno. La maggior parte di loro si sta trasferendo in altri Paesi, mentre il malcontento popolare cresce di giorno in giorno.

Tutte le contraddizioni interne di Hezbollah, dalla forte corruzione fino alla responsabilità inoppugnabile nell’esplosione che ha devastato il porto di Beirut, stanno emergendo durante questa seconda ondata di Covid-19. Mentre sempre più Stati occidentali (dalla Francia alla Germania, passando per il Regno Unito) iniziano a designare il Partito (e non solo l’ala militare) come terrorista, lo Status speciale che Hezbollah ha ricevuto sulla scena internazionale negli ultimi anni inizia, fortunatamente, a venire meno.

Dopo un decennio di compromessi globali, e solo dopo aver constatato l’alto livello di instabilità regionale causata dalla capillare costruzione di un esercito di milizie filo-iraniane, per lo status quo in Libano potrebbe finalmente essere l’inizio della fine.

(Immagine: Wikicommons – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license. Autore: Barry Hunau)