Vi è una proposta della Lega di dedicare 20 miliardi di euro all’anno per togliere due aliquote Iva, quelle più basse, e portarle a zero. Attualmente nel nostro Paese sono in vigore quattro aliquote. La proposta prevede l’eliminazione delle due aliquote “super-ridotte” del 4 e del 5% (costo: 4 miliardi).

Per poi ridurre di due punti l’aliquota attualmente del 10% (costo: 7 miliardi) e tagliare di due punti l’aliquota attualmente del 22% (costo: 9 miliardi).

L’obiettivo è azzerare l’Iva sul pane, e tagliare quella sulla carne sui vestiti.

È un intervento chiesto da molte categorie e in linea con quanto fatto in altri paesi europei. L’Iva in Germania da giugno è al 16%.

È un intervento efficace in questa fase di emergenza economica e sociale?

E’ difficile pensare che tale misura possa alimentare la ripresa dei consumi, dell’attività delle imprese e dell’occupazione nel breve termine.

Si può prevedere un effetto sui prezzi anche se improbabile e comunque sostanzialmente impercettibile. Ossia qualche centesimo su larghissima parte dei consumi.

Inoltre, qualora l’effetto sui prezzi vi fosse, la maggioranza delle risorse finirebbe sui consumi in essere e il maggior reddito residuo andrebbe ad innalzare il risparmio precauzionale, come avviene massicciamente da marzo scorso a causa dell’incertezza dello scenario pandemico.

Per le famiglie più in difficoltà, la proposta della Lega, equivarrebbe a qualche decina di euro o poco più di maggior potere d’acquisto al mese, non sufficiente per far fronte ad una situazione di grave crisi economica.

Che l’Iva si debba rivedere al ribasso era una proposta fatta a giugno da Conte in occasione degli stati generali.

È comunque una proposta sul tavolo e da valutare con attenzione soprattutto se si inserisce in una più ampia riforma del nostro sistema fiscale.

In questo momento, però, un’ulteriore scostamento di bilancio è necessario e urgente per intervenire subito, non nel corso del 2021. Subito!

Tuttavia, in questa fase, i 20 miliardi dovrebbero essere interamente e direttamente utilizzati per sostenere la sopravvivenza di lavoratori autonomi e micro imprese, innanzitutto attraverso la cancellazione dell’Irpef 2020 e con l’estensione subito all’intero territorio nazionale e a tutti i codici Ateco degli aiuti previsti per le regioni in categoria rossa.

Infine, questi 20 miliardi andrebbero utilizzati per aumentare efficacemente la domanda aggregata interna, in primis per allargare e prorogare il Reddito di Emergenza per la fascia di famiglie senza ammortizzatori sociali o legata all’economia informale che sono allo stremo e hanno una propensione al consumo uguale ad 1.

In ogni caso, sia l’intervento sull’Iva  che può aiutare il sistema delle imprese e quella parte della popolazioni con redditi bassi, sia un intervento per la sopravvivenza dei lavoratori autonomi “informali” sono entrambi da prendere in considerazione per gli effetti sinergici che essi possono generare. Il punto è che 20 miliardi non sono risorse sufficienti per agire su queste due misure di intervento.

Perché se è vero che la il taglio dell’Iva dell’immediato non ha effetti importanti sui consumi, sul medio periodo degli effetti positivi sono prevedibili, mentre il secondo intervento è inderogabile dal punto di vista economico e sociale.