La situazione politica, economica, sanitaria è fuori controllo. Questo governo a maggioranza populista, ma anche l’opposizione sovranista sono incapaci di una politica unitaria che in nome dell’interesse generale del Paese affronti l’emergenza. Quindi occorre creare una terza forza repubblicana, laica, liberaldemocratica, autonoma da destra e sinistra, che superi il bipolarismo di potere e persegua il bene comune e l’interesse generale come politica di governo per la maggioranza e come garanzia per chi sta all’opposizione.

Appello a forze politiche laiche, repubblicane, azioniste, liberaldemocratiche, radicali, socialiste democratiche, ad associazioni, organizzazioni sociali, a donne ed uomini liberi per convocare la Costituente.

La Repubblica italiana si fonda su valori e regole condivise. È un patto sociale che unisce gli italiani nel perseguimento dell’interesse generale. È questa consapevolezza che va recuperata. Il problema vero non è Salvini o un qualunque altro leader che ottenga il consenso popolare. Il problema politico vero è che il blocco burocratico e corporativo che era il perno del fascismo non fu battuto con la caduta del fascismo, ma sopravvisse nella Dc, cui la sinistra contrappose un blocco di classe rivendicativo e a sua volta corporativo.

In questo sta il dramma del fallimento della politica dell’Italia repubblicana. Se manca l’essenza fondativa della Repubblica, nello svolgersi della lotta politica tutto si trasforma da governo dell’interesse generale a conquista del potere. La nostra concezione invece difende l’essenza fondativa della istituzione Repubblica come patto sociale con regole comuni condivise. In questa concezione, chi governa persegue l’interesse generale e chi sta all’opposizione controlla che questo avvenga. Cioè prevale quel patriottismo costituzionale repubblicano che è amore verso il proprio paese e mai nazionalismo, divisione territoriale, localismo, lotta per la conquista del potere per il potere.

È la mancanza di educazione del cittadino al dovere ciò che rende sterile la lotta politica e la confina in una violazione continua dello spirito costituzionale fatto di pluralismo, di dialettica parlamentare, di partiti espressione di culture politiche che aiutano a governare l’interesse generale non partiti-azienda, personali, con leadership che fanno della spettacolarità e non della capacità di risolvere i problemi, la ragione della loro azione politica.

Forse l’ignoranza del popolo deriva dal fatto che nessuno spiega cosa è la Repubblica; forse l’educazione civica, in Repubblica, dovrebbe essere il fulcro dell’insegnamento scolastico e non una materia inesistente o marginale. Forse questo è il compito che una forza autonoma, di una federazione, che si richiama alla Repubblica dovrebbe svolgere nel Paese.

Se la politica in Repubblica viene vissuta dal popolo come fonte di divisione, di corruzione, di trasformismo, di un’oligarchia che detiene il potere e non come la delegata dal popolo a risolvere i problemi del Paese, è chiaro che si scatenano i populismi, il sovranismo e l’assenza totale di una visione, di un modello di Stato, di Paese, di mondo a cui concorrere.

La realizzazione dei valori repubblicani non è né di destra né di sinistra; essa dovrebbe essere la bussola di tutta la politica. Così non è, ma questo lascia uno spazio enorme ad un partito, a una federazione, che voglia spiegarlo agli italiani che hanno come offerta politica un sovranismo di destra o il populismo di sinistra che ci governa oggi.