Anche il più riottoso interprete dello spirito e della lettera della Costituzione, o colui che ritiene la stessa appannaggio esclusivo delle cariche istituzionali e non del più umile cittadino, o magari una vecchia carta superata e formale, si sarà pure accorto che qualcosa non va nel rapporto governo-regioni.

Per lo meno fino a maggio scorso le regioni erano sotto il tacco del governo come lo era il Parlamento; poi dopo la ribellione in Calabria con quattro tavolini all’aperto, il severo ministro Boccia ricorse al Tar e i tavolini furono sgomberati.

Perché allora il ministro Azzolina non ricorre al Tar per le scuole chiuse in Campania? Perché l’istruzione é materia di legislazione concorrente ed i Tar sono più zeppi di contenziosi Stato Regioni che i pronto soccorso di ammalati.

Da qui la nuova cautela del governo. Evidentemente si é accorto che i limiti ai suoi poteri che non ha posto il Parlamento, li hanno posti le regioni.

Ora, paradossalmente, ha ragione il governo a mostrare cautela e non De Luca a rimproverarlo. Infatti il governo non ha titoli costituzionali per chiudere un bel niente senza un esplicito voto delle Camere, mentre i governatori possono chiudere eccome e con una semplice ordinanza. Per cui il governo che raccomanda assolve a pieno i suoi doveri, i governatori che si lamentano li trascurano.

Purtroppo il governo si é  mosso di imperio a marzo e la frittata oramai é fatta. Se esita é giudicato irresoluto; se procede, tirannico e dal suo interno, non dai suoi avversari.

Il risultato di questa bella combinazione é che l’opinione pubblica rimpiange la necessaria autorevolezza.

Non é difficile far scivolare la vita della Repubblica in uno stato di emergenza, basta una scelta sbagliata. Ci accorgeremo invece quanto sia difficile ripristinare il virtuoso funzionamento democratico della stessa.