La crisi economica si fa sempre più evidente e più drammatica, in particolare perché colpisce in maniera pesante uno dei settori più importanti della nostra economia: il turismo.

Non ci sono ricette magiche, la crisi è mondiale e non saranno sufficienti politiche turistiche domestiche, probabilmente la stessa Unione Europea dovrà sviluppare una politica turistica comune per uscire da una situazione sempre più difficile.

Per fissare bene alcuni punti e cercare di capire la valenza e il peso del turismo sulla nostra economia, citerò e analizzerò alcuni dati (fonte Istat) che compongono un quadro di riferimento preciso per cercare di delineare quale politica futura sarebbe utile perseguire, una volta finita la fase di emergenza sanitaria.

Negli ultimi anni l’Italia ha dimostrato un’importante capacità di sviluppo turistico e nel 2019 l’attività ricettività avevano segnato un nuovo record: 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze, con una crescita rispettivamente del 2,6 e dell’1,8 rispetto al 2018.

L’espansione dei flussi turistici sembrava confermata anche per l’anno in corso, ma da febbraio l’attività è crollata. La crisi è stata più acuta per la componente estera della domanda, che è diminuita del 90% (in termini di arrivi e presenze), mentre le diminuzioni della componente domestica sono più contenute, ma comunque importanti e si attestano su circa il 61%.

In questo contesto di grave contrazione della domanda, le strutture alberghiere hanno subito un calo delle presenze maggiore rispetto al settore extra-alberghiero (-81%,               -73,6%). La caduta verticale dei flussi turistici ha avuto un impatto fortissimo sull’attività economica, soprattutto per quanto riguarda i servizi di alloggio e ristorazione.

Quale è stato l’impatto economico della crisi del settore turistico?

Bisogna considerare il fatto che il turismo è un’industria ed è composta da diversi settori di attività economica, che in diverse proporzioni, rivolgono, anche se non esclusivamente, la propria produzione di beni e servizi a turisti italiani e stranieri che soggiornano in Italia. Secondo gli standard del “Conto Satellite del turismo”, le attività economiche riconducibili al turismo includono: l’alloggio (alberghiero e extra-alberghiero), la ristorazione, il trasporto passeggeri terrestre, marittimo e aereo, il commercio al dettaglio, le agenzie di viaggio e i tour operator, i servizi culturali, sportivi e di intrattenimento. Non è un caso che la crisi attuale abbia messo in ginocchio tutti questi settori direttamente connessi con il turismo.

Se poi allarghiamo la visuale, osserviamo che l’insieme dei settori “toccati” dalla domanda turistica, in maniera solo parziale genera 210 miliardi di euro di valore aggiunto (pari ad oltre il 13% del PIL). Nel turismo le imprese coinvolte sono circa un milione, con una netta prevalenza di unità di piccole dimensioni. Il valore aggiunto prodotto da queste attività economiche, tuttavia, è generato da una produzione di beni e servizi non imputabile direttamente al turismo. Dalle analisi svolte e dai dati raccolti, si può affermare che il valore aggiunto turistico, derivante dalla sola quota turistica ovvero dalle industrie strettamente turistiche si attesti intorno al 6% del PIL (pari a poco più di 90 miliardi di euro). L’industria turistica è dunque di assoluta rilevanza per il sistema italiano, in termini economici e occupazionali, e incide sull’attività di settori produttivi che hanno un peso elevato sull’economia. Per quantificare l’impatto sul sistema produttivo di uno shock negativo derivante dalla domanda turistica l’Istat ha operato una simulazione basata sulle relazioni intersettoriali. Ebbene questa simulazione indica che gli effetti indiretti sui settori dell’indotto comporterebbe un’ulteriore riduzione del 3,8% del valore aggiunto totale (60 miliardi). Complessivamente, dunque, la produzione turistica genera nel sistema un potenziale di 150 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a poco meno del 10% del PIL. Questa ipotesi sopra descritta, ci fa capire ancora meglio le conseguenze della caduta della produzione turistica e come la crisi di questo settore si diffonde in modo pervasivo in altri settori economici. Un esempio su tutti sono gli alimentari, le bevande e il tabacco, l’agricoltura, il commercio all’ingrosso, i servizi immobiliari.

In ultimo – non perché meno importante, ma perché ne è una fatale conseguenza negativa – l’occupazione.

Nel 2019 secondo la Rilevazione sulle forze lavoro, gli occupati del settore turistico inteso in senso ampio – cioè considerando anche gli occupati dei settori in parte connessi con il turismo (come quello della ristorazione) – erano 1.647.000 e rappresentano il 7,1% del totale degli occupati. I soli strettamente connessi al turismo danno lavoro, invece, a 358.000 occupati, impiegati per il 58% nel comparto alberghi e strutture simili.

Alcune caratteristiche della tipologia di lavoratori del settore vanno sottolineate: i lavoratori del settore turistico sono più presenti nel Centro sud, vi è un’alta presenza femminile, vi è una quota prevalente di giovani. Sono tre caratteristiche che fanno riflettere. E non poco.

Questo prima articolo sul Turismo si è posto l’obiettivo di delineare attraverso alcuni dati (macro) il peso economico del turismo sul nostro sistema Italia.

Con prossimi interventi, cercherò di analizzare in modo più approfondito alcuni aspetti che ritengo importanti, come per esempio le interrelazioni tra settori produttivi generati dal comparto turistico.