Travolto dalle polemiche originate dalla diffusione di un video in cui diceva, anzi gridava, che “le mascherine non servono a un cazzo” e “per prendere il virus bisogna fare lingua in bocca per un quarto d’ora”, Giuseppe Zuccatelli ha finalmente dato le dimissioni da commissario straordinario per la sanità della Regione Calabria. Prima ha tentato di confondere le acque dicendo che era roba di marzo, quando ancora nessuno sapeva nulla, ma è stato sbugiardato dal sito ‘cosentine in lotta, e alla fine ha capitolato.

Ma nessuno s’illuda che Zuccatelli si cosparga il capo di cenere e si levi di torno: al Resto del Carlino ha dichiarato che la diffusione del video è stata una vigliaccata (di chi ha filmato e diffuso, non di chi urlava stupidaggini), e siamo certi che se ha dato le dimissioni senza tante polemiche avrà sicuramente una contropartita. L’uomo, di origine ferrarese, è così: a Cesena è ben conosciuto, è stato a lungo direttore generale dell’Asl, e successivamente è entrato in consiglio comunale (aveva 70 anni, ma qualcuno scrisse 60 e lui non gridò alla vigliaccata) con la casacca del Pd, poi si  è smarcato a sinistra, pur votando sempre come la maggioranza, ma con maggiore visibilità e libertà di giudizio. Poi è stato nominato al vertice dell’Agenas e ai Asl dell’Abruzzo, della Campania e nel 2019 della Calabria. 

Ma c’è dell’altro: sul Resto del Carlino ho scritto, senza ricevere smentite, che in materia di lavoro dei pensionati (Zuccatelli ha 76 anni) la legge sulla spending review (articolo 5, comma 9 del decreto legge 95/2012, modificato dal decreto legge 90/2014 sulla riforma della pubblica amministrazione) non gli consentirebbe di avere incarichi di questo tipo, se non per un anno al massimo e senza compenso: la pensione, che immaginiamo corposa, dovrebbe bastare. A qualcuno questa normativa è stata applicata, ad altri (Zuccatelli compreso) no. Perché si sa: la legge si applica con i nemici e si interpreta con gli amici.