E possibile che il governo abbia avuto la bella pensata, unico al mondo, di affidare la gestione della pandemia alla protezione civile, perché questa é sicuramente più organizzata e centralizzata della sanità nazionale, che cade letteralmente a pezzi.

Grazie alla protezione civile si trattava di nominare dei commissari regionali e avrebbero pensato loro ad individuare piani opportuni per risolvere i vari problemi che si sarebbero presentati, si suppone, avvisando il governo dei punti deboli e carenze.

A dieci giorni da quella che viene considerata dal governo la data decisiva per stabilire se le misure messe in campo e già corrette una volta con l’aumento delle zone rosse, stiamo ancora aspettando il nominativo del commissario della Calabria perché chi vi era stato istituito, non sapeva quale fosse il suo compito.

Un piccolo incidente, tutto sta andando a meraviglia, persino Speranza che domenica scorsa voleva chiudere tutto, lunedì vede un barlume di luce. In fondo solo la Calabria ha un problemuccio.

Si trattasse della val d’Aosta, o al limite del Trentino, la gente di quelle zone difficilmente vi si muove. Ma i calabresi ed i meridionali in genere lavorano e viaggiano in tutto l’universo mondo con dietro la malinconia per la loro terra.  Appena possono vi tornano e poi ripartono.

Senza contare che se la Lombardia era il fiore all’occhiello della sanità nazionale e si é visto cosa  é successo, la Calabria non dispone nemmeno di un terzo dei posti disponibili in terapia intensiva della Lombardia.

Se occorreva mettere in sicurezza il paese, la priorità era il Mezzogiorno e la Calabria più ancora della Campania. E cosa é successo? Il bravo governo ci invia Gino Strada, tutto risolto.

Il ministro  Speranza lo abbiamo visto ottimista e nemmeno Arcuri appare preoccupato. Il bravo commissario  ha fatto sapere di aver messo in campo undicimila posti in terapia intensiva e che sono occupati solo il trenta per cento.

Poi il governo pensa finalmente all’utilzzo dei medici di base, insomma alle dieci di sera tutti a casa  e siamo a posto.

Peccato che il Tar del Lazio si sia subito opposto sull’assistenza di questi ultimi, mentre il sindacato dei medici ospedalieri abbia contestato le cifre di Arcuri.

I posti in terapia intensiva sono settemila, gli altri tremila non dispongono di personale operativo e poi c’è il problema delle altre patologie.

Resta la buona notizia del rallentamento dei contagi, non fosse che in molte regioni la raccolta dati é più lenta. In Calabria, con un solo centro di dismissione, lentissima.

In poche parole, non abbiamo i letti, non abbiamo i medici e non abbiamo i dati. E non abbiano nemmeno più quello del pendolino che pure a questo punto servirebbe.