Il Vice segretario politico nazionale Oliviero Widmer Valbonesi intervista per La Voce Repubblicana Pierpaolo Bombardieri, nuovo segretario generale della UIL, all’indomani dell’audizione con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in cui, con carisma e autonomia, ha preteso rispetto, non condividendo il metodo di consultazione secondo il quale il governo informa il sindacato e le parti sociali su ciò che ha già deciso. Per questa sua posizione è stato definito il “Bonomi” del sindacato, ma per Valbonesi la posizione della UIL sul metodo e sulla sostanza della manovra finanziaria è molto seria e chiara.  È una posizione  che non chiede concertazione ma dialogo sociale sul modello di sviluppo del Paese; sul futuro e non solo sulla contingenza.

Da anni Valbonesi sostiene – l’ha scritto anche in un libro – che la concertazione era lo strumento strutturale di governo di un modello di sviluppo spontaneo e corporativo. Bombardieri dice in modo risoluto che quell’epoca è finita, e che il sindacato rivendica il ruolo di soggetto autonomo di confronto sociale, come suggerisce l’Europa, per andare verso un modello di sviluppo che privilegi investimenti e lavoro.

Segretario generale Bombardieri prima il metodo, poi, il merito: il sindacato e la UIL in particolare, non ci stanno ad essere semplicemente informati sulla manovra finanziaria?

Chiediamo semplicemente che si adotti ciò che raccomanda e attua l’Unione europea: il dialogo sociale. Anche il Governo italiano dovrebbe sentirsi impegnato da quelle indicazioni e ascoltare le parti sociali prima di assumere decisioni e varare provvedimenti. Se il confronto sulla legge di bilancio avviene a valle di un Consiglio dei ministri che ha già “bollinato” la manovra e che non dà alcuni spazio di intervento, se non in sede di audizioni parlamentari, quello non è un dialogo, ma una semplice informativa

La concertazione, fra le organizzazioni economiche e sociali e il governo, dà per scontato la condivisione del modello di sviluppo del paese. Lei ha detto chiaramente che non vuole più la concertazione, ma un confronto sociale, come del resto indica l’Europa, per affrontare la situazione di grave crisi economica e sociale. Rivendica la contrattazione?

Non abbiamo mai cancellato dal nostro vocabolario la parola contrattazione che, peraltro, è il cuore dell’azione sindacale e che ha i suoi riferimenti persino nel dibattito dell’Assemblea costituente e nello stesso testo della Legge fondamentale del nostro Paese. Non è, dunque, alla concertazione che siamo interessati: quello è stato uno strumento importante, applicato in una determinata fase storica del nostro Paese. All’inizio degli anni ’90, la politica ha vissuto una complessa e delicata transizione e, in quel periodo, la responsabilità delle decisioni è stata, in qualche misura, condivisa con le parti sociali. Quell’epoca appartiene alla Storia. La contrattazione, invece, è il presente e sarà il futuro del nostro impegno per rivendicare sempre diritti e tutele per le lavoratrici e i lavoratori, per le pensionate e i pensionati e per i giovani del nostro Paese.

Conte ha detto che il 2021 sarà l’anno della riforma fiscale, un suo ministro che il 2021 sarà la cornice e il 2022 sarà l’anno della riforma fiscale, non c’è molta chiarezza su un problema così grave; si parla di 109 miliardi di evasione, alla fine non sarà che a pagare tutto saranno i soliti lavoratori dipendenti e i pensionati?

La riforma fiscale, per noi, è una priorità. E uno dei presupposti di questa riforma deve essere il massimo impegno per il recupero dell’evasione fiscale. L’attuale sistema è costruito in modo che i lavoratori dipendenti e i pensionati prima pagano le tasse e poi ricevono i loro emolumenti: anche se volessero, loro non potrebbero evadere. Tant’è che la percentuale più alta di gettito fiscale proviene proprio da queste due categorie. Noi chiediamo semplicemente di riequilibrare questo carico. Sono necessari, quindi, più giustizia e maggiore efficienza del sistema fiscale.

Qualcuno vi ha tacciato di ricattare il Paese perché avete minacciato, anzi fissato uno sciopero del settore pubblico. Ma in Repubblica lo sciopero non è un diritto legittimo?

Lo sciopero è un diritto costituzionale, che viene esercitato dal lavoratore come strumento estremo per far valere le proprie ragioni, astenendosi dal lavoro e rinunciando così alla paga di una giornata. Lo sciopero, dunque, non si proclama mai a cuor leggero, perché comporta un sacrifico economico per le lavoratrici e i lavoratori che vi partecipano. Dunque, per incrociare le braccia, le ragioni devono essere valide e condivise. Nel pubblico impiego, ma anche in molte altre realtà del settore privato, si chiede il rinnovo dei contratti. Un diritto, un’esigenza economica, uno strumento per far accrescere la domanda interna e i consumi, anche nell’interesse dell’intero sistema produttivo che sta vivendo una fase di sofferenza. Ricordo, infine, che della categoria del pubblico impiego fanno parte, tra gli altri, anche gli infermieri, gli operatori sanitari e della sicurezza, i vigili del fuoco e tanti altri soggetti che hanno difeso e tutelato la nostra salute e la nostra incolumità, spesso mettendo a rischio le loro. Non possiamo riempirci la bocca chiamandoli eroi e poi voltare le spalle quando chiedono il rispetto dei loro diritti.

Lei ha chiesto interventi a difesa dei pensionati sia di adeguamento al tasso di inflazione, sia come difesa di una categoria che è la più colpita dalla pandemia. E’ una sorta di risarcimento la 14ma? Si può continuare a scaricare sull’Inps tutto quello che è assistenza e parlare di buco nei conti dell’istituto di previdenza sociale?

Le pensionate e i pensionati sono la categoria di cittadini che, in questa fase di pandemia, non ha avuto alcun provvedimento a proprio favore. Non c’è stata l’auspicata riduzione delle tasse, né l’estensione della 14ma e neanche è stata varata una legge sulla non autosufficienza, questione che riguarda prevalentemente gli anziani. Eppure, il maggior numero di vittime della pandemia si è avuto proprio nella fascia di età più avanzata: le pensionate e i pensionati meritano più rispetto. Tra l’altro, molte e molti di loro svolgono una funzione sociale insostituibile, di sostegno alle famiglie: sono tanti i nonni che si prendono cura dei propri nipoti o che supportano economicamente, per quel che possono, qualche figlio in difficoltà. Questa storia, poi, secondo cui la spesa per pensioni, nel nostro Paese, sarebbe superiore alla media europea non è affatto vera. Quando, finalmente, si separerà la previdenza dall’assistenza, si capirà chiaramente come è la situazione: la prima, infatti, è frutto del versamento di contributi, la seconda, invece, dovrebbe gravare sulla fiscalità generale. Bisogna risolvere queste contraddizioni al più presto, anche perché da tali decisioni scaturiscono non solo conseguenze più eque dal punto di vista sociale, ma anche più efficaci per l’insieme del sistema economico.