All’esordio nella cura di questa rubrica della Voce Repubblicana, la storica testata portavoce del pensiero repubblicano e mazziniano, credo sia necessaria una mia breve presentazione ai lettori nell’auspicio che, la mia storia professionale, possa aiutarmi ad affrontare i difficili temi della (in)giustizia italiana, delle sue problematiche e, perché no, delle sue speranze mai sopite di poter essere all’altezza della storia di un paese che fu patria e culla del Diritto. Ebbene cari lettori, ho conseguito la Laurea in Giurisprudenza a Genova nel 1991 discutendo una tesi sul diritto nelle relazione industriali e sindacali e, dopo un Master in economia ed aver conseguito a Torino l’abilitazione all’attività professionale di avvocato, a partire dal 1994 e per 14 anni  ho rivestito il ruolo di avvocato di riferimento della locale Associazione Piccole e Medie Industrie.

La mia curiosità professionale e la non esclusività del rapporto con questa associazione, mi spinse fin da principio a diversificare il mio impegno professionale, unendo il mio nome a personaggi  noti, finanche del mondo della finanza e spettacolo, tra essi tale Giuseppe Grillo di Savignone (GE), in arte Beppe, che ho patrocinato per circa 8 anni.

Tali impegni mi hanno dato modo di conoscere le molte sfaccettature del sistema giustizia in Italia ed anche del sistema economico e finanziario. Tali esperienze hanno contribuito alla mia formazione devo dire di uomo prima che di avvocato.

Ho sin dal principio della mia attività avuto un atteggiamento curioso verso l’amministrazione della Giustizia che ho osservato “dietro le quinte” quando durante il servizio militare, fui impiegato al Tribunale Militare di Torino, al servizio di giudici e cancellieri, guadagnando anche la possibilità di osservare questa parte del lavoro spesso, per un avvocato, oscura.

Nei primi anni di attività appena avevo tempo libero correvo in Tribunale a fare l’avvocato d’ufficio, una esperienza umana e di vita che non dimenticherò mai, capace di proiettarti tra gli ultimi, tra le loro miserie ed, incredibile a dirsi, nobiltà. In questo stesso periodo accettai di insegnare diritto in carcere, sentivo forse inconsciamente, che anche questa esperienza mi sarebbe servita e così fu, soprattutto quando scoprii che tra i miei alunni vi era un brigatista rosso, all’ergastolo, uno dei pochi irriducibili. Il confronto personale con lui lo considero ancora oggi uno dei più grandi doni che mi ha fatto la professione.

Ho un figlio di 15 anni e sono felicemente separato, sottolineo felicemente, perché occupandomi anche di diritto di famiglia, su cui scriverò, questo tasto è dolente assai per la nostra beneamata amministrazione della Giustizia.

Un caro saluto a tutti nell’impegno a rendere questa rubrica stimolante al dibattito del Partito.