Da qualche tempo i Carabinieri -purtroppo- sono balzati all’onore delle cronache per motivi ben diversi da quelli dei meriti che l’Arma ha sempre avuto, e continua ad avere, verso la nostra Nazione. E’ un tema assai complesso, nel quale intervengono molti diversi fattori, e che non deve comunque oscurare il sacrificio e la dedizione dell’intera Arma.

Ma oggi vogliamo parlare d’altro, vogliamo parlare di Storia, quella con la maiuscola. Il 21 novembre, infatti, per i Carabinieri è un giorno speciale: è la “virgo Fidelis”, la Festa della Patrona dell’Arma, Maria Vergine Fedele, e l’anniversario della battaglia di Culqualber, in Africa Orientale nel 1941. Dal 1949 in poi, questo è il primo anno nel quale la Festa non viene celebrata con una Messa ed una Cerimonia ma solamente in forma “strettamente privata”, e forse sarebbe stato proprio il momento nel quale più ne avrebbe avuto bisogno, sia per l’Arma che per l’Italia. Curiosamente, a Venezia si festeggia la Madonna della Salute, quella che secondo la devozione popolare e la storia dell’epidemiologia fece finire la peste del 1630, la stessa dei promessi Sposi. Anche in questo caso, niente processione.

Tornando alla nostra Storia, la vicenda della coincidenza tra la festività religiosa (“Memoria”, per i più pignoli) e quella della battaglia è davvero curiosa e pressoché unica.

Infatti, la Cristianità invoca la Virgo Fidelis almeno fin dal secolo XI ma a questo titolo di Maria non era mai stata associata una celebrazione liturgica fino al 1949, quando Pio XII ne fissò la ricorrenza il 21 novembre proprio mentre la proclamava Patrona dei Carabinieri ed in coincidenza con l’anniversario della battaglia di Culqualber. Non credo esistano altri casi di un così particolare reciproco onore e tributo tra religione e istituzioni, tra sentimento religioso di un Popolo e le sue “liturgie” civili. In buona sostanza i Carabinieri, Comandante Generale e Cappellano Capo in testa, hanno convinto l’Ordinario Militare (il Vescovo delle Forze Armate) di questa idea così particolare, fondata sul titolo di Maria in analogia al motto araldico dell’Arma “Usi obbedir tacendo e tacendo morir”. E l’Ordinario se ne convinse così profondamente da ottenere dal Papa questo singolare privilegio e da scrivere anche la Preghiera del Carabiniere, che peraltro è decisamente bella. E così, il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre 1949, a quattro anni dalla fine della guerra e 8 dalla battaglia, il Papa fece la solenne proclamazione.

D’altra parte, zitti zitti i Carabinieri a Culqualber avevano compiuto davvero un’impresa notevole, una specie di El Alamein in scala. Dal 6 luglio al 21 novembre 1941, il “1° Battaglione Carabinieri Mobilitato in Africa Orientale” ha tenuto fermi gli inglesi a Sella Culqualber, impedendo loro di dilagare nell’area di Gondar dove si erano arroccate le ultime difese italiane. E così, due Compagnie di Carabinieri nazionali ed una di Zaptié, i Carabinieri coloniali, tennero testa a circa ventimila inglesi, appoggiati da cinquanta aerei. Un’impresa che ha dell’incredibile, esattamente come quella di El Alamein, e che dimostra che la vulgata che vuole quello italiano un Esercito di cialtroni imboscati sia una falsità criminale.

Dopo la sconfitta dell’Amba Alagi, quando gli inglesi avevano concesso l’onore delle armi rendendo omaggio al valore dei soldati italiani comandati dal Duca D’Aosta, era evidente per tutti che l’Africa Orientale Italiana fosse perduta. A migliaia di chilometri dalla Madrepatria, senza collegamenti, senza rifornimenti, senza appoggio dell’aviazione, di artiglieria e di carri armati, le nostre truppe erano inesorabilmente destinate alla sconfitta. Ma c’erano due punti sui quali si fondava l’esigenza di non mollare mai. Uno era l’Onore, per il quale -per strano che possa sembrare oggi- si era disposti anche a morire, e l’altro l’esigenza di tenere impegnate truppe avversarie che, altrimenti, sarebbero state inviate su altri fronti contro altri italiani.

E così un pugno di uomini compì l’impresa impossibile, accettando consapevolmente e coraggiosamente un destino avverso e coprendosi di gloria. La Bandiera dell’Arma venne decorata di una Medaglia d’Oro al Valor Militare per questa battaglia, e molte furono anche le decorazioni individuali. E’ bello ricordare quella concessa al Carabiniere Poliuto Penzo, classe 1907 da Chioggia. Si era già guadagnato una Medaglia di Bronzo per altri atti di valore ed era già stato ferito in precedenza. A Sella Culqualber combatteva di giorno e si dedicava ad incursioni in campo inglese alla ricerca di munizioni, viveri e materiali di notte. Ferito tre volte, rimaneva al suo posto anche dopo essere stato accecato e, finite le munizioni, ha impugnato il fucile come una clava ed ha combattuto fin quando è stato fisicamente sopraffatto. Sopravvisse, e venne rimpatriato nel 1943 con uno scambio di prigionieri feriti gravemente e fino al 1977 fu una delle icone viventi dell’Arma, che lo circondava di affetto e di onori.

Riscoprire la Storia -quella vera- del nostro Popolo, e quella militare non per ultima, è una miniera di occasioni di orgoglio e di stimoli. Chissà che un giorno se ne possa parlare anche ai nostri figli nelle scuole…

(Foto: Ministero della Difesa)