Nel momento in cui l’opposizione ha votato il marzo scorso, probabilmente senza capire  cosa votasse, uno stato di emergenza che esautorava il Parlamento dalla gestione della stessa, ha perso ogni ruolo politico nel paese.

Una volta consentito un testo che proroga i poteri del governo a maggioranza semplice, scavalcando l’articolo  76 della Costituzione, l’opposizione può recarsi sulla rupe Tarpea e gettarsi di sotto.

Nemmeno il Senato di Roma ammetteva una dittatura che superasse i sei mesi e Cincinnato la rimise dopo soli diciotto giorni.

Fortuna vuole che questo sia un governo della Repubblica responsabile consapevole dei limiti del suo operato, preoccupato che un parlamento che ha chiuso possa essere riaperto. Per cui il governo non intende avocare a sé altro dalla semplice emergenza sanitaria. Se il Parlamento vuole occuparsi di transomofobia, può farlo.

Tale il sentimento costituzionale del governo che esso appare quasi dispiaciuto da come l’opposizione si sia messa da sola in un angolo. Generosamente,  il governo le offre la mano per una legge finanziaria che potrebbe benissimo votarsi a colpi di maggioranza.

L’unica cosa che si é capita di questa legge finanziaria é che essa presuppone uno scostamento di bilancio e anche questo sarebbe ritenuto incostituzionale perché in costituzione é stato inserito il pareggio. Per cui può darsi che il governo inizi a preoccuparsi.

Se bisogna tagliare le tasse, estendere i sussidi persino ai maestri di sci ed aumentare il reddito di cittadinanza, più che lo scostamento bisognerà far votare la bancarotta. Berlusconi si é già detto pronto.

Chissà se anche Salvini e Meloni vogliono tornare a dare un contributo utile alla gestione del paese, far sentire il loro peso specifico e fornire  consigli, in cambio di un sorriso grato del Premier.

Il capo dello stato li ha invitati a questo passo. Auguriamoci che non manchino la straordinaria occasione che viene loro concessa, tanto che si possa dire che tutte le forze del Parlamento hanno votato la manovra della speranza. Del rilancio. Del nuovo Rinascimento.