Agli inizi di febbraio nessuno avrebbe potuto immaginare quanto sarebbe accaduto nei mesi successivi a causa della pandemia da COVID-19 (virus Sars-CoV-2), in particolare, che l’emergenza sanitaria sarebbe diventata ben presto emergenza economica a livello planetario. Un’emergenza economica che, probabilmente, trova riscontro solo nella crisi del 1929 se si considera che sia l’attentato alle Torri gemelle nel 2001 che la epidemia di SARS nel 2003 hanno avuto effetti di gran lunga meno dirompenti.

Nella fase iniziale il fenomeno è stato quasi ovunque sottostimato. Anche in occasione della presentazione del Rapporto sul turismo Italiano alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) tenutasi a Milano il 9 febbraio di quest’anno, si parlava del Coronavirus ma in modo molto vago, come un fenomeno circoscritto spazialmente e temporalmente.

Dopo appena una settimana le cose sono precipitate, sebbene non si avesse ancora idea di quanto e come la pandemia sarebbe ulteriormente degenerata. Anche la politica è sembrata, in un primo tempo, smarrita ed incerta per la mancanza di punti di riferimento, anche scientifici. Una volta compresa la portata potenzialmente funesta dell’evento, sono stati imposti vincoli e limitazioni molto serrati che, sebbene, siano riusciti a contrastare efficacemente il contagio, hanno inevitabilmente sconvolto le abitudini delle singole persone e le loro relazioni sociali. Per effetto di tali scelte tutti i settori produttivi e sociali sono stati penalizzati, con intensità e modalità alquanto differenziate, e su ciò ha influito, tra l’altro, la selettività delle scelte politiche.

I settori riconducibili alla pubblica amministrazione ne hanno risentito in maniera più contenuta, anche grazie all’introduzione generalizzata del lavoro agile, registrando solo un rallentamento della propria attività operativa; la gran parte delle imprese private, invece, ha ridimensionato i propri cicli produttivi, esponendosi a gravissime crisi di liquidità e al rischio di una irreversibile perdita della propria competitività, soprattutto sul mercato internazionale.

Tra i settori che hanno subito un impatto più drammatico figura certamente il turismo, proprio perché è venuta meno la mobilità delle persone, la condizione essenziale per la fruizione del servizio, che è stata totalmente negata dal Covid-19.

Molte imprese appartenenti ai vari comparti del turismo o ad esso riconducibili hanno registrato immediatamente una grande crisi di liquidità per la mancanza quasi totale della domanda.

Pur prevedendo una certa ripresa nella seconda metà dell’anno, Federalberghi valuta fra il 60% ed il 70% il calo del fatturato delle imprese alberghiere nel 2020, mentre analoghe percentuali indicano la flessione per le compagnie aeree, le crociere e il comparto MICE (Meeting, Incentive, Conference, Exhibition).

Fra i comparti integrati nelle filiere turistiche, il trasporto aereo, è stato quello maggiormente colpito dalla crisi.

Appare paradossale che la crisi si sia manifestata proprio in uno dei momenti in cui era particolarmente animato il dibattito su alcune questioni chiave connesse alla gestione dei flussi turistici nelle destinazioni come, ad esempio: l’overtourism in alcune grandi città e anche in alcune località tra cui quelle balneari; gli effetti indesiderati delle crociere; la necessità di ridistribuire i flussi verso aree caratterizzate da una minore pressione antropica e la necessità di preservare i valori delle identità locali.

Si tratta di temi che a intervalli più o meno regolari sono stati affrontati in letteratura e, negli ultimi due anni, hanno destato attenzione anche nei media a causa di alcuni eventi che hanno interessato specificamente Venezia e la sua laguna.

Mi riferisco, in particolare, nel 2018 alla proposta di introdurre i tornelli per regolare l’accesso dei turisti alla città, soffocata dall’insostenibile affollamento delle calli e nel 2019 allo sbilanciamento della nave crociera MSC “Opera” nel canale della Giudecca del bacino di San Marco, che ha causato lo scontro con la barca fluviale River Countess ormeggiata sul canale.

Quanto accaduto in questo primo scorcio dell’anno ha fatto passare in subordine questi ed altri problemi legati alla valorizzazione turistica di beni storici, caratterizzati dalla contrapposizione, spesso ideologica, tra coloro che conferiscono il primato al solo valore economico legato al turismo, indipendentemente dalle esternalità negative ad esso connesse e coloro che, invece, includono nel concetto di valore alla base delle scelte turistiche altre variabili che attengono alla sfera sociale, ambientale e culturale.

E’ da ritenere che il nuovo scenario che si è venuto a creare possa validamente contribuire ad affrontare questi ed altri problemi che tradizionalmente condizionano il turismo, in modo meno frenetico, con un approccio non ideologico, con maggiore razionalità, al fine di pervenire a soluzioni maggiormente sostenibili.

Proprio in forza di questa convinzione, credo che sia opportuno utilizzare una prospettiva di analisi di tipo interpretativo ma, in taluni casi, anche prescrittiva, con l’obiettivo finale di fornire alcune ipotesi di risposta alle imprese che compongono le filiere turistiche, alle destinazioni e al decisore pubblico.

Questo obiettivo, a mio parere non deve essere condizionato da questo momento di forte emotività, dalle prospettive di grande incertezza, dalla fretta di fornire risposte immediate e prima di altri a istanze provenienti dal mondo operativo o dell’informazione, che hanno pregiudicato la robustezza e l’attendibilità di molte analisi e interpretazioni, a prescindere dall’autorevolezza della fonte da cui provenivano.

Ciò in realtà è quanto è accaduto con i numerosi tentativi di previsione sull’evoluzione dei flussi turistici e sui tempi di ritorno alla normalità che, a mano a mano che si acquisiva consapevolezza delle reali dimensioni del fenomeno, risultavano sempre più pessimistiche. Anch’io sono caduto in questo errore, ipotizzare una ripresa a breve, non tenendo conto di molti fattori esogeni e del fatto che questa crisi, più di altre, è una grande opportunità per programmare un impianto turistico diverso rispetto al recente passato. Questo fatto non ci esenta dal porre alcune indicazioni su come “leggere”, gli effetti del Covid-19.

In primis, ogni previsione sugli effetti del Covid-19, a mio parere, deve partire da diversi possibili scenari, variabili a seconda di come si muoveranno gli eventi e dalle decisioni che verranno prese dalle istituzioni locali.

In seconda battuta è utile analizzare i principali provvedimenti adottati a livello europeo, nazionale e regionale per fronteggiare la crisi del turismo determinata dalla pandemia globale da Covid-19. Questa analisi ci permetterebbe di concentraci sui cambiamenti delle tre componenti del sistema turistico (domanda, mobilità e offerta). La loro comprensione, e l’adozione di politiche conseguenti, inevitabilmente favorirà gli attori turistici e le destinazioni più attrezzate a giocare le proprie carte sotto il profilo dell’innovazione.

Il terzo tema, che ritengo importante quanto interessante, è quello di esaminare la situazione attuale e le prospettive di sviluppo del turismo in Italia, aggiornando al 2019 dati riferiti alle c.d. località turistiche. Questo approccio, nonostante i limiti concettuali, offre un utile strumento di analisi su cui sviluppare alcune considerazioni generali fondate su dati omogenei, stimati con una metodologia consolidata.

In particolare, le considerazioni quali-quantitative per ciascuna delle tipologie di località esaminate, dovranno essere riferite a tre diversi orizzonti temporali che riguardano rispettivamente: il periodo antecedente il Covid-19, la fase corrente e il periodo successivo all’emergenza epidemica.

Quarto tema, data l’importanza della promozione e del marketing per le imprese turistiche e le destinazioni, si devono analizzare alcuni aspetti da prospettive diverse. Il primo, aspetto è quello di individuare alcune linee guida per le strategie e le politiche di marketing che le imprese della filiera turistica operanti in Italia possono adottare per preparare e gestire la fase di rilancio delle proprie attività durante il periodo immediatamente successivo alla fase di “sospensione” determinata dall’emergenza epidemica.

Quinto tema, è  il  ruolo delle funzioni delle moderne Destination Management Organisation, nonché l’analisi del percorso strategico che le destinazioni italiane dovrebbero seguire per superare l’attuale situazione di crisi. Da questo punto di vista si dovranno identificare  quattro fasi (Restart, Reshape, Recovery e Relaunch), che seguono cronologicamente la fase 0 (Reset), corrispondenti a periodi che coprono complessivamente il range temporale compreso tra giugno 2020 ed aprile 2021, allorquando si prevede che inizi la fase di ripresa vera e propria.

In questo processo, molto sinteticamente delineato, uno degli effetti potenzialmente positivi della crisi pandemica, può essere rappresentato dal recupero delle aree marginalizzate che, sebbene dotate di un notevole patrimonio culturale, artistico e naturale, hanno sempre trovato grandi difficoltà a competere o, meglio ancora, ad agire in posizione di complementarità con le aree fortemente antropizzate che garantivano agli operatori i vantaggi economici connessi al conseguimento di economie di scala.

Il sesto tema: partendo dal ruolo e dalle funzioni che la comunicazione e la promozione rivestono nel turismo, con un’ottica particolare a livello di sistema paese, dovranno assumere un ruolo preminente, le azioni e le scelte intraprese da ENIT- Agenzia Nazionale del Turismo.

Il settimo tema: le innovazioni digitali nel turismo con l’obiettivo di comprendere quali value proposition e modelli di servizio possano assicurare lo sviluppo e la sostenibilità economica delle innovazioni digitali nel turismo culturale che ancora molto dipendono dai finanziamenti pubblici nell’ambito di progetti sperimentali. Con questo obiettivo si  può cogliere l’occasione per sviluppare qualche riflessione indotta dalla crisi connessa all’emergenza pandemica, che parallelamente alla riduzione dei flussi turistici, ha determinato un aumento delle opportunità di fruizione virtuale, per approfondire un tema centrale del dibattito sulla trasformazione digitale nel turismo e nella cultura.

Non vi è dubbio che le applicazioni della tecnologia possano dar vita a una grande varietà di nuove esperienze in grado di assicurare il coinvolgimento emozionale dei visitatori e a volte cambiare il modo di guardare alla cultura e di fare turismo.

Un altro tema (l’ottavo) di fondamentale importanza deve riguardare necessariamente le nuove competenze che si delineano a seguito della pandemia, con riferimento alle diverse tipologie di posizioni presenti nelle organizzazioni. Un richiamo ai concetti di skill e competenze e alle principali tematiche presenti in letteratura, oggi più che mai devono essere inquadrate nella più ampia problematica dello studio delle risorse umane nel turismo. Le nuove competenze tecniche e le soft skill che la pandemia ha reso necessarie per la sopravvivenza e la ripresa delle organizzazioni. Oltre alle competenze basilari per svolgere il lavoro di produzione ed erogazione del servizio, devono essere considerate quelle di management e di leadership occorrenti per progettare e presidiare i processi organizzativi, garantendone l’efficace realizzazione, attraverso il coinvolgimento e il benessere del personale. Collegato a questi temi, si deve  affrontare il problema della formazione universitaria e professionale, stretta tra le alte aspettative dei laureati e le esigenze aziendali ancora spesso di natura professionalizzante.

In ultimo, ma non meno importante, alcune riflessioni di tipo giuridico, relativamente alle ripercussioni del lockdown sul turismo. E’ necessaria una rigorosa ricognizione ed analisi critica del sistema normativo europeo e nazionale attualmente vigente in materia di turismo, perché questa crisi sanitaria ha dimostrato che a fronte dell’innegabile e complessa situazione, il sistema non ha retto nella maniera adeguata al terremoto causato dall’emergenza sanitaria, lasciando emergere delle vere e proprie falle, oltre che delle inadeguatezze, che inducono ad interrogarsi sulla opportunità di intervenire sulla disciplina al fine di renderla ancora più moderna e, sicuramente, più appropriata alla realtà in continua evoluzione. I temi sono tanti e complessi, ma sono tra loro interrelati, il turismo è per sua natura una materia multidisciplinare che ha “contatti” con più mondi della conoscenza, sarà mia cura su ognuno di questi temi, approfondire con successivi articoli “dedicati”, per il momento, credo e spero che possa essere utile questa breve “miscellanea”.