Considerazioni sull’America che ha vinto.

Comunque sia andata, ha vinto l’America”. Lo abbiamo sentito dire negli anni scorsi a più o meno tutti i Presidenti “uscenti”. Non è detto che non lo dica prima o poi anche il Presidente in carica Trump. Quello che è certo è che il neoeletto Presidente Biden lo ha già detto: vuole essere il Presidente di tutti gli americani. E vuole unire, assai più che dividere.

Anche in Italia l’unità è un valore fondamentale, con ascendenza costituzionale. Stando all’art.87, comma 1, della Carta, in primis, il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta “l’unità” nazionale. Per l’art.95, comma 1, il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile; mantiene altresì “l’unità” di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri. Per non parlare dell’art.120, comma 2, alla stregua della cui prima parte, testualmente, il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’”unità” giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. Infine, l’art.49: “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Ben venga dunque la dialettica politica, il pluralismo, la polifonia dei partiti e delle idee che ciascuno di essi promuove: purché si abbia sempre ben presente che si tratta di un “con-corso” a determinare la politica “nazionale”. Non quella di una parte.

Poche regole chiare, ci salveranno tutti!