Nel panorama caotico delle fasce colorate, dei coprifuoco, delle chiusure e dei divieti, non si parla quasi mai dell’università, come se  fosse un elemento marginale, un problema già risolto su cui è meglio non discutere. Non è così; la sospensione delle lezioni e degli esami in presenza, delle attività laboratoriali e dei tirocini (con qualche eccezione), le chiusure a macchia di leopardo in base alle fasce “variopinte”, la didattica e, soprattutto, gli esami a distanza, rappresentano seri motivi di preoccupazione sia per i nostri giovani studenti che per le stesse prospettive di crescita e di progresso del nostro Paese.

Se a questo si aggiungono i dati preoccupanti della bassa percentuale di laureati tra i 25 ed i 34 anni (solo il 27% rispetto alla media europea del 41%), del calo di oltre diecimila matricole nel presente anno accademico, del costante calo di iscrizioni presso importanti facoltà scientifiche (fisica, chimica, matematica…), dell’insufficiente numero di borse di studio e dei risibili investimenti pubblici (solo lo 0,3% del PIL), allora il problema richiede attente analisi, chiare e precise scelte politiche, efficaci soluzioni.

Da anni si attendono riforme serie ed organiche, in merito al “governo” degli atenei, la cosiddetta autonomia amministrativa, gestionale e didattica, da anni si attende una seria riforma del diritto allo studio, che consenta effettivamente agli studenti meno abbienti, capaci e meritevoli, di poter effettuare il percorso di  studi, da tempo si attendono il ricambio generazionale dei docenti, ancora lungo e farraginoso, la definizione delle carriere e dei profili professionali, l’incremento dei posti da ricercatore, ma tutto è ancora fermo, all’interno di disegni di legge e di proposte politiche vaghe e frammentarie, il solito teatrino del “rimpallo destra-sinistra”.

E pensare che, nonostante tutto, non mancano le eccellenze, le università prestigiose, non mancano i giovani talenti, magari più apprezzati all’estero, non mancano i centri di ricerca qualificati che, come nel caso dell’attuale pandemia, hanno offerto un contributo, talora decisivo, alla scoperta del virus ed alla preparazione del relativo vaccino: forse occorrerebbe partire proprio da questi elementi positivi, da questi “modelli di riferimento”, per costruire un’università italiana moderna, efficiente, dinamica, costantemente legata al mondo della cultura, delle professioni, delle imprese, della ricerca scientifica e tecnologica, e  sostenuta dallo spirito laico del “saper guardare sempre avanti”.