Il Cristianesimo sopravvisse al doppio colpo mortale che gli venne inflitto, alla fine del settecento, dalla Rivoluzione francese prima, e dall’opera di Kant poi.

La rivoluzione, prendendo le mosse dal pensiero di Rousseau, iniziò un processo di scristianizzazione violento ma che non seppe portare a termine. Non aveva una religione alternativa tranne quella civile.

I preti annegati nella Loira nel ’93 tornarono nei loro paramenti sacri a scorazzare per Parigi già un anno dopo. E Napoleone, che li odiava, ci fece un concordato.

Kant fu molto più insidioso. Egli non attaccò il Cristianesimo in quanto tale, ma la religione nel suo complesso. Demolì le prove ontologiche dell’esistenza di Dio che avevano retto il pensiero occidentale per sei secoli, e prescrisse una religione nei limiti della sola ragione. Questo fu molto peggio della ghigliottina.

Il primo a rendersi conto del torto alla fede commesso da Kant fu il suo allievo più famoso, Fichte, che cercò una disperata conciliazione. Poiché il Vangelo di Giovanni recita che il principio era il logos, Fichte pensò di recuperare Dio attraverso la conoscenza. In quanto l’uomo conosce, egli si eleva a Dio.

Questo sforzo causò al povero Fichte un’accusa di ateismo e poi la collera di Goethe, che gli fece perdere la cattedra a Jena.

Era nata in Germania una nuova filosofia volta a salvare la fede al di sopra della ragione e se necessario, contro di essa. Il suo profeta, era Schelling.

Non che il percorso fosse stato facile, perché anche il sistema dell’idealismo trascendentale muoveva da un elemento razionale, tale per cui Dio si trovava alla fine di un processo dialettico, e questa era la filosofia di Hegel.

Schelling invece voleva Dio come inizio assoluto, libero di essere come di non essere e questo essere di Dio si rivelava solo nel Cristianesimo. Schelling sulla base di un presupposto razionale demoliva la razionalità atea di Fichte e di Hegel e restaurava il pensiero teologico, con il solenne encomio del governo prussiano, dall’Università di Berlino, nemmeno a dirlo, nel 1848.

Tutta la filosofia di Schelling si tradurrà in esegesi dei vangeli.

Il significato profondo del cristianesimo, la “conditio sine qua non” della sua esistenza, é  la separazione del Figlio dal Padre, “il suo essere in forma propria e perciò, anche in libertà e indipendenza [Offenbarung Philosophie, vorlesung 25  (34,35)].

Il Cristianesimo é dunque il mistero della creazione ed il passaggio da un dio morto e necessario a un dio libero e vivente. Gesù sceglie di morire e sceglie di rivivere. Per questo egli é un altro dal Padre per quanto sia lo stesso.

Lo stesso tempo cosmico inizia con la sua nascita; il tempo va all’indietro diceva Agostino, la quale nascita non può avvenire all’interno delle ore di un giorno, altrimenti Gesù sarebbe solo quello stesso giorno. Gesù viene alla luce e porta la luce, nasce nell’interregno della formazione del nuovo  giorno.

La mezzanotte é l’ora cristiana inamovibile, così come l’ora anticristiana dello Zarathustra di Nietzsche é il meriggio.

Molto difficile che tutto questo possa comprenderlo il ministro Boccia, tenderemmo ad escluderlo. Ma forse una chiesa cristiana si interrogherà su quale potenza demoniaca abbia preso in mano il Paese e colpisca tradizioni che hanno resistito a Kant e alla Rivoluzione per altri due secoli.