Questo mese l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una serie di risoluzioni unilaterali contro Israele. L’Europa, per la maggior parte, ha sostenuto in sede di commissione addirittura undici testi creati per colpire l’unica democrazia del Medio Oriente. Altre sei risoluzioni arrivano direttamente dalla riunione plenaria dell’organismo mondiale.

In confronto, i Paesi al mondo che violano maggiormente i diritti umani se la caveranno con una ramanzina: sono solo sette le risoluzioni specifiche che riguardano l’Iran, la Corea del Nord e la Siria.

I 17 testi che prendono di mira Israele omettono di menzionare il terrorismo palestinese e si riferiscono al Monte del Tempio solo con il suo nome islamico, Haram al-Sharif, nel tentativo di cancellare il millenario legame ebraico con Gerusalemme. E di certo l’Onu non farà appello ad Hezbollah per il disarmo. Al contrario, vedrete che Israele verrà condannato per una chiazza di petrolio sulle rive del Libano.

In questo ultimo scorcio della presidenza UE di Berlino, vale la pena ricordare le parole del ministro degli Esteri Heiko Maas pronunciate l’anno scorso: “Anche all’ONU, La Germania è fianco a fianco con Israele”.

Finora, ci sono poche prove a sostegno di questa tesi. Anche sotto la guida temporanea della Germania, l’Europa non ha sostanzialmente cambiato il suo schema di voto. Ma dobbiamo domandarci, perché l’ONU continua ad accusare ad absurdum lo Stato ebraico?

Diceva Abba Eban, ex Ambasciatore di di Israele presso le Nazioni Unite: “Se l’Algeria presentasse una risoluzione all’Assemblea Generale che la terra è piatta e che Israele l’ha appiattita, il voto andrebbe così: 123 a favore, 68 astenuti e 23 contrari”. Le parole di Eban sono vere ancora oggi.

Ma purtroppo, non c’è niente da ridere riguardo l’ossessione dell’ONU verso Israele che non aiuta in alcun modo una soluzione negoziata a due Stati. Al contrario, non fa altro che premiare l’intransigenza palestinese.

Neanche il coro di condanne contro Israele è casuale. E’ stato parte integrante del sistema delle Nazioni Unite, dominato da regimi repressivi che strumentalizzano istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità o il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il pregiudizio di quest’ultimo nei confronti dello Stato ebraico ha davvero dell’incredibile.

Lo scorso giugno il Consiglio ha condannato Israele cinque volte. I Paesi che davvero si macchiano di violazioni dei diritti umani – come la Cina – sono stati risparmiati del tutto. L’organismo ginevrino ha persino un proprio punto separato all’ordine del giorno – il numero 7 – dedicato esclusivamente alla demonizzazione di Israele, in ogni sessione. Nel frattempo, senza che il Consiglio apra bocca, la Cina ammassa milioni di musulmani uiguri nei campi di concentramento e i leader iraniani riempiono Twitter minacciando un nuovo Olocausto.

Nel 2006, il Consiglio ha sostituito la Commissione per i diritti umani, fondata al termine della seconda guerra mondiale. Eleanor Roosevelt si starà rivoltando nella tomba al pensiero che la sua nobile creazione sia stata ridotta a una piattaforma promozionale per dittatori.

Quanto il Consiglio sia sbilanciato è stato rivelato, anche se inavvertitamente, al culmine della guerra civile siriana del 2013. Dopo l’ennesima serie di insulti anti-israeliani, all’insaputa del fatto che il suo microfono era acceso, un interprete francese ha dichiarato: “Ci sono un sacco di altre orrende schifezze che stanno accadendo, ma di quelle non ne parla nessuno”. I funzionari hanno sghignazzato. Ma la battuta era rivolta a loro.

O ancora, prendiamo ad esempio le agenzie dai mille acronimi create ad hoc dall’ONU per prendere di mira Israele, come il “CEIRPP”, o il Comitato per l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese. Questo scioglilingua che dovrebbe “mobilitare il sostegno internazionale” funge oggi da piattaforma per i sostenitori del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele.

Il CEIRPP è stato fondato il 10 novembre 1975, lo stesso giorno in cui l’ONU ha vergognosamente equiparato il sionismo – il movimento di liberazione del popolo ebraico – al razzismo. Insieme alla DRP, la Divisione per i diritti dei palestinesi, il CEIRPP riceve annualmente 2,3 milioni di euro.

L’UE ha dato priorità alla lotta contro la disinformazione, e ha fatto bene. Eppure all’ONU, dove le più spudorate bugie e abnormi omissioni la fanno da padrone, l’Europa non ha trovato il coraggio di farsi sentire. Come spiegare altrimenti che la maggior parte dei Paesi nel 2017 abbia dichiarato “nullo” il fatto inconfutabile che Gerusalemme sia la capitale di Israele? Ed oltre al danno, la beffa: l’Ue non trova nulla di strano nel collocare la sua missione diplomatica presso l’Autorità Palestinese proprio a Gerusalemme Est.

Ad onor del vero, l’UE sta assumendo una posizione più rigida sul punto numero 7. A ciò deve seguire uno sforzo deciso per abolirlo del tutto. All’inizio di novembre, i membri dell’UE hanno votato collettivamente contro il rinnovo di tre importanti agenzie palestinesi dell’ONU. Anche per questo, l’Europa merita un elogio.

La Carta delle Nazioni Unite chiede la parità di trattamento di tutti gli Stati membri. Non c’è dubbio che l’organizzazione non sia riuscita a raggiungere questo obiettivo in maniera proprio spettacolare. Indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca, l’America continuerà a sostenere Israele grazie alla tradizione di supporto bipartisan per il suo più stretto alleato.

Con l’Europa è tutta un’altra storia. Il più delle volte, purtroppo, i paesi dell’Unione Europea danno la loro approvazione alle accuse verso l’unico Stato ebraico al mondo. Questo mese finale di presidenza tedesca dell’UE potrebbe essere un buon momento per voltare pagina.

(La versione in inglese di questo articolo appare su New Europe al seguente link https://www.neweurope.eu/article/europe-do-better-at-the-un)