(GERUSALEMME) – Molto rumore per nulla. Il titolo della commedia di Shakespeare descrive in pieno la mozione approvata mercoledi dalla Knesset per sciogliere la legislatura. Questo passaggio porterà alla quarta elezione anticipata in Israele in due anni. Tuttavia, la mozione, passata con 61 voti a favore e 54 contro, non è una sorpresa per nessuno.

Fin dall’inizio della formazione della coalizione per la condivisione del potere, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu (Likud) e l’ex generale Benny Gantz (Kahol Lavan) sono stati in disaccordo su tutto. Nonostante a maggio i due uomini abbiano dichiarato che un governo di unità nazionale era necessario per mettere la politica a gestire la crisi del coronavirus, i due non hanno mai lavorato insieme, cioè con spirito di unità. Col passare del tempo, le tensioni si sono fatte insostenibili.

La domanda è però: perché oggi è stato approvata questa mozione per lo scioglimento della legislatura? Nelle ultime settimane, Gantz e Netanyahu sono stati in difficoltà sulla legge finanziaria 2020-2021. Gantz ha più volte accusato Netanyahu di aver rifiutato di approvare il bilancio nel tentativo non solo di indebolirlo, ma anche di impedirgli di diventare Primo Ministro nel novembre 2021, come previsto dall’accordo di coalizione che hanno firmato lo scorso maggio. Detto questo, il voto di oggi non comporterà la caduta automatica del governo. Al contrario, segna il primo passo di un processo che deve passare attraverso il Comitato della Camera della Knesset e poi altre tre sessioni legislative prima che possano essere indette nuove elezioni. L’ironia è però che se il bilancio non fosse passato entro la scadenza del 23 dicembre, la Knesset si sarebbe comunque sciolta per legge e il Capo dello Stato avrebbe indetto nuove elezioni.

Perché l’opposizione, col sostegno del Ministro della Difesa Gantz, stia cercando di far cadere l’attuale disfunzionale governo di unità nazionale è un mistero, soprattutto perché la mossa non viene percepita né come una tattica per guadagnare terreno elettorale nelle prossime elezioni né come la spallata finale a Netanyahu.

Al contrario: se è vero che Netanyahu è attualmente sotto processo in tre casi di corruzione, i sondaggi in Israele dimostrano che il Primo Ministro mantiene il sostegno della sua base elettorale. Che cosa significa questo? Ebbene, che al quarto turno delle elezioni nazionali, il Likud rimarrà inevitabilmente il più grande della Knesset.

D’altra parte, proprio Gantz e il suo partito, Kahol Lavan, saranno i maggiori perdenti del prossimo turno elettorale. Molti dei suoi ex sostenitori, che hanno creduto nella promessa fatta in campagna elettorale di portare alla morte politica di Netanyahu, non gli hanno perdonato quello che considerano un voltafaccia. In breve, Gantz – dal giorno in cui ha deciso di entrare in un governo unitario con Netanyahu – ha perso ogni credibilità tra i suoi elettori e si è letteralmente suicidato politicamente. Il leader dell’opposizione Yair Lapid (Yesh Atid), che si è candidato come parte di Kahol Lavan durante le ultime tre campagne elettorali, ma ha rotto con Gantz quando si è unito a un governo guidato da Netanyahu all’inizio di quest’anno, ha elogiato il suo ex partner nel sostenere la mozione per far decadere il governo e chiedere elezioni anticipate. Nonostante le parole di Lapid, neanche Yesh Atid può sperare di ottenere guadagni elettorali significativi.

Coloro che oggi pongono una sfida al Likud nei sondaggi vengono invece da destra, ovvero Yamina dell’ex Ministro della Difesa Naftali Bennett. Secondo un sondaggio condotto la settimana scorsa dal Canale 13 di Israele, Yamina è destinato a vincere 23 seggi rispetto ai 27 del Likud. Yamina – attualmente all’opposizione – però non ha dato disponibilità di alleanze ai suoi ex partner del Likud o ai partiti religiosi ultra-ortodossi Shas e United Torah Judaism. Eppure, nonostante Yamina e con chi cercherà di associarsi dopo le prossime elezioni, è probabile che Netanyahu rimanga Primo Ministro.

Insomma, molto rumore per nulla!

(Foto: GPO – Fonte: sito web del governo d’Israele – Fair use)

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Americana del Midwest, vive tra Italia, Israele e USA. Ha conseguito un Master in Politica Comparata alla London School of Economics ed un Dottorato in Storia Contemporanea Europea al Queen Mary College (University of London). Ha insegnato nel Dipartimento di Relazioni Internazionali alla American University, sede di Roma, e alla Ben Gurion University in Israele. Ha scritto per Il Foglio, Panorama, The Jerusalem Post, The Weekly Standard, The World Jewish Digest e The Journal of International Security Affairs. Ha pubblicato La Storia del Partito d’Azione e la diaspora degli Azionisti, 2008. Attualmente siede nel board del Guarini Institute for Public Affairs - John Cabot University a Roma. Inoltre lavora come traduttrice e scrive per il The Times of Israel. Segue la politica estera per La Voce Repubblicana.