Israele e Marocco hanno annunciato la normalizzazione delle relazioni diplomatiche.  Il Presidente Donald Trump, nelle settimane finali del suo mandato, è riuscito a incastrare un altro tassello nel puzzle mediorientale, mediando il quarto accordo arabo-israeliano in quattro mesi. Ancora una volta, il POTUS ha saputo spendere il goodwill americano per influenzare il processo di stabilizzazione: in cambio dell’adesione di Rabat agli Accordi di Abramo, gli USA hanno riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale, contestata dal Fronte Polisario dal 1976 con il sostegno, ormai del tutto esaurito, dell’Algeria. L’ex colonia spagnola, è un territorio desertico con una popolazione stimata tra i 350.000 e i 500.000 abitanti, ma possiede notevoli giacimenti petroliferi e risorse minerarie offshore.

Mentre Joe Biden si prepara alla transizione a gennaio, l’Amministrazione democratica si troverà a gestire un assetto regionale del tutto nuovo ma già forte e consolidato, il cui equilibrio dipende dalla continuità con le scelte di politica estera dell’Amministrazione repubblicana verso Israele, Iran, Iraq e Turchia. Con la progressiva estraneazione del mondo arabo nei confronti delle rivendicazioni palestinesi, Biden si troverà davanti a un cambio di paradigma di cui anche l’ala radicale di Bernie Sanders e Elizabeth Warren, che sono stati determinanti per la sua elezione, dovrà prendere atto, seppure – forse – obtorto collo.

Nel riconoscere la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale, Trump ha twittato che “il Marocco è stato il primo paese a riconoscere gli USA come nazione indipendente” appena un anno dopo la dichiarazione di indipendenza dal Regno Unito nel 1776.

I negoziati per l’accordo sono stati gestiti dal Consigliere per il Medio Oriente Jared Kushner, e dal negoziatore capo Avi Berkowitz. Kushner è andato dritto ai nodi confidando sul realismo politico internazionale. La disputa sul Sahara occidentale era “un anacronismo che doveva essere affrontato con una mossa drastica”, ha detto il consigliere del Presidente. Ma la soluzione USA beneficia anche la Francia. A Parigi, legata da accordi di cooperazione col Marocco, serve poter contare sul sostegno regionale in Mali e nel Sahel, e sul sostegno di Washington alla gattopardesca operazione di maquillage del franco CFA.

Il Marocco è un Paese con secoli di storia ebraica. Prima della fondazione dello Stato di Israele nel 1948, il Marocco ospitava una grande popolazione ebraica sefardita. Gli ebrei marocchini sono oggi una delle componenti più dinamiche della società israeliana.

(Foto: David Berkowitz from New York, NY, USA, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons)

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.