Non passa giorno senza che il j’accuse, chiamiamolo così, che questa rubrica muove ad una certa magistratura, riceva conferme dalla cronaca quotidiana. Non bastavano le invettive del Procuratore di Torino, dott. Spataro, o di quello di Catania dott. Patronaggio, contro l’allora Ministro dell’Interno Salvini; oggi leggiamo del Procuratore di Trieste De Nicolò che invoca l’immediata soppressione della norma inerente il reato di clandestinità.

Per carità, cari lettori della Voce, Salvini pure a me non è così simpatico e magari, quale legale, neppure il reato di clandestinità mi aggrada ma, vedete, il punto è un altro. A che titolo vincitori di concorso pubblico che svolgono una attività delicata cui la Costituzione assegna un ruolo comprimario con i poteri legislativo ed esecutivo, si “elevano” a giudici di scelte politiche di rappresentanti eletti dal corpo elettorale e delle norme dagli stessi votate? Trovo queste uscite, come mille altre che ci regala da tempo immemorabile la cronaca, imbarazzanti e degne di una Repubblica priva di una Costituzione equilibrata come la nostra.

Costoro la Costituzione la conoscono? Chi deve intervenire per ricondurre costoro al loro posto perché tace? Non è questione solo di massimi sistemi, perché vedete, una magistratura di ruolo, impegnata politicamente, non da alcuna garanzia di terzietà al cittadino, anzi, pone interrogativi e sospetti sulle sue scelte. Un esempio concreto? Veniamo direttamente ad uno dei punti dolenti. Nessuno ha sino ad oggi messo a fuoco quale pericolo il combinato disposto dell’obbligatorietà della azione penale con la norma con la prescrizione solo sino al primo grado di giudizio, costituisca per le garanzie di libertà dei cittadini in un contesto di una magistratura orientata e finanche, vedasi il caso Palamara, lottizzata politicamente. L’obbligatorietà della azione penale infatti, da sempre, è la prima causa di ingolfamento delle Procure d’Italia, in tale mare magnum di esposti, denunce e querele è il Procuratore capo che decide le priorità ed i tempi di durata delle indagini preliminari. Se vi è il sospetto di un orientamento politico, chi mi assicura che un procedimento sia rallentato per farlo prescrivere in primo grado e un altro accelerato per portare qualcuno ad essere a giudizio a vita?

Soprattutto dopo che il caso Palamara ha rivelato l’arcano dei rapporti all’interno del CSM tra correnti della magistratura e nomine nonché trasferimenti ed assegnazioni agli uffici delle Procure maggiormente delicati per posizione ed inchieste. Come può non ritenersi assolutamente necessaria, in questo contesto, una profonda riforma dell’ordine della magistratura, una riforma che lo riconduca nell’alveo della Costituzione, alveo che, per quanto sin qui detto, io ritengo assolutamente superato con una tracimazione di potere senza eguali tra le democrazie occidentali.