Quasi tutti i quotidiani italiani hanno sottolineato la commozione con la quale la Cancelliera Angela Merkel ha parlato al Bundestag giovedì 9 dicembre a proposito dell’alto numero di morti che si è registrato in Germania a causa del Covid-19. Non tutti invece hanno sottolineato la risposta che la Cancelliera ha dato a un deputato di Alternative für Deutschland che metteva in dubbio i dati sulla pandemia: «Io credo alla forza dell’Illuminismo che l’Europa deve ringraziare perché ci ha insegnato che esistono verità scientifiche che sono reali e alle quali dobbiamo attenerci».

La risposta di Merkel va ben al di là dell’episodio e della stessa gravità dell’epidemia che stiamo vivendo. Ci ricorda che è esistita un’altra Germania diversa da quella che abbiamo conosciuto nel corso del XIX e della prima metà del XX secolo, la Germania del nazionalismo, che aveva toccato il fondo della sua vergogna con l’abominio del nazismo. Merkel ci ha ricordato che della storia della Germania fa parte anche Immanuel Kant, che nel 1783 pubblicò il suo scritto più breve ma anche più significativo, almeno per quanto riguarda il pensiero politico: la “Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo”. In pochissime pagine Kant diede nel 1783 la risposta la cui dimenticanza ha portato alle tragedie dei due secoli che sono alle nostre spalle e anche del tempo presente: «L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell’Illuminismo»”

Se davvero nei governanti del nostro tempo esistesse la volontà di fondare l’unità europea non solo su accordi economici ma anche su valori condivisi, allora dovrebbero stabilire che ogni anno scolastico, in qualunque tipo di scuola, di tutti i Paesi dell’Unione dovrebbe aprirsi con le parole di Kant che abbiamo ricordato. Ma, in attesa che ciò avvenga, dobbiamo rendere omaggio ad Angela Merkel, che troppe volte è stata dipinta come una politica che si occupava soltanto degli interessi economici del suo Paese, e che invece, soprattutto nell’ultima fase della sua attività, ha rivelato di essere forse l’unica statista degna di questo nome che esiste oggi in Europa. Segno di una sua piena maturità è anche la decisione della Germania di cessare dal votare meccanicamente all’ONU, insieme agli altri Paesi dell’Unione Europea, tutte le mozioni di condanna di Israele che in maniera stucchevole e monotona vengono proposte all’Assemblea generale, trascinando con sé in questa decisione anche Austria e Bulgaria. Forse anche i governati italiani dovrebbero fare un pensierino in proposito.

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Ha insegnato fino al 2012 nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Firenze dove è stato anche coordinatore del Master in Comunicazione del Patrimonio culturale. Dal 1980 al 2010 ha coordinato i maggiori progetti di valorizzazione del patrimonio culturale della Regione.Toscana. E' stato presidente del Centro di ricerche storiche e di scienze sociali "Passato Prossimo". E' attualmente presidente dell'Associazione Italia-Israele di Firenze. E' autore di numerosi articoli e libri tra i quali "Filippo Stecchi un editore fiorentino del Settecento tra riformismo e rivoluzione" (1989); "Pinocchio e la sua immagine" (1981); "Il sistema dei beni culturali in Italia" (2004);"Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d'Israele. Una lunga coerenza"; "1967. Comunisti e socialisti di fronte alla guerra dei Sei giorni. La costruzione dell'immagine dello Stato d'Israele nella sinistra italiana" (2014); "Viaggio in Israele" (2017); "Amare gli ebrei Odiare Israele. Antisemitismo e antisionismo nella nostra società" (2020).