La leggenda narra che dopo dieci lunghi anni di assedio  i Greci, attuando un piano escogitato da Ulisse, abbandonano la spiaggia di fronte a Troia, dove lasciano un enorme cavallo di legno costruito da Epeo con l’aiuto di Atena, e si nascondono presso la vicina isola di Tenedo, fingendo di ritornare in patria; dentro al cavallo si celano però alcuni tra i più valorosi guerrieri di Agamennone, guidati da Ulisse stesso. I troiani cascano nel tranello e fanno entrare il cavallo all’interno delle mura, il finale si conosce.

Una breve storia dei fondi di stabilizzazione finanziaria: EFSM; EFSF; MES.

Torniamo ai giorni nostri e al tema che più sta “appassionando” la politica italiana e non solo, vale a dire, il MES, conosciuto anche come meccanismo  europeo di stabilità, nato nel 2012 in un momento di  grave crisi finanziaria e in sostituzione e affiancamento, sia pure temporaneo, di altri strumenti finanziari come l’EFSM, meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, gestito dalla commissione europea, simile al fondo monetario internazionale (budget fino a 60 miliardi), e l’EFSF noto come fondo salva stati (budget fino a 780 miliardi), l’Italia ha contribuito per 43,9 miliardi per questi fondi e, ad oggi, per il MES con la cifra di 14,331 miliardi.

La Grecia e il suo cavallo di Troia, il MES.

Il  MES viene definito “salva stati”, infatti è intervenuto in Grecia durante la crisi finanziaria iniziata nel 2008 e mai davvero finita, l’Italia nel 2019 aveva un PIL inferiore a quello del 2007 di 7 punti percentuali.

Non mi soffermo sui risultati, peraltro noti, accenno solo ad alcuni “parametri” del bilancio 2020  illustrati dal  ministro delle Finanze ellenico Staikouras, cioè quelli che saranno i parametri del governo per identificare il nuovo ceto medio greco uscito da 10 anni  di austerità e tagli drammatici a stipendi e pensioni. 

Con la legge di bilancio 2020 saranno considerati classe media, e quindi benestanti, i nuclei familiari così composti:
– singolo individuo, reddito annuo di almeno 6.294 euro. Che significa uno stipendio di 524 € al mese;
– famiglie di due persone, un reddito complessivo di almeno 8.901 l’anno. 741 € al mese;
– tre persone, un reddito annuo totale di almeno 10.901 €. Che fanno 908 euro al mese.

Il MES, nasce lo stesso anno, luglio 2012, in cui l’Italia ratifica il Fiscal Compact, un ultimo tassello delle regole dell’austerità, atto a rafforzare politiche di bilancio e il coordinamento delle politiche economiche. I due trattati sono complementari, entrambi prevedono che la concessione di aiuti siano subordinati a requisiti di bilancio stringenti.

Occorre precisare che per creare un “meccanismo permanente di stabilità” dell’Area  è stato necessario modificare l’art.136 del trattato UE. La decisione del Consiglio ha aggiunto il seguente paragrafo all’art.136:

Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza  finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.

In risposta a tutti quelli che da mesi invocano il MES sanitario senza condizionalità. Solo modificando l’articolo del trattato si potrebbe accedere senza condizionalità, fermo restando che si tratta pur sempre di un “prestito privilegiato”. Le condizionalità sono state “sospese per spese sanitarie”, ma sono vigenti e in qualsiasi momento attivabili, non è un caso che nessun Paese europeo ne abbia chiesto l’accesso.

La riforma del MES. L’antefatto. Limitare la BCE.

Quando il ministro delle finanze tedesco Alaf Scholz illustrò la proposta per il completamento dell’unione bancaria, il ministro Gualtieri fu critico sottolineando i rischi per il nostro Paese e per le nostre banche che detengono forti quote di debito pubblico nazionale.

Il governo però non è stato altrettanto critico con il disegno della riforma del MES che è fortemente intrecciata con la proposta di Scholz e persegue un analogo obiettivo, limitare lo spazio della BCE che intende perseguire la politica di Draghi, e mettere al riparo la Germania, già in crisi prima del covid19, e soprattutto la Deutsche Bank per la montagna di derivati che ha in pancia.

I burocrati al potere. Regling.

Oggi con i capi di stato in difficoltà e alle prese con la pandemia da coronavirus, è compito dei burocrati difendere la “dottrina dell’austerità” sulla quale si fonda la competitività della Germania e dei Paese del Nord Europa. Questo compito è ora in mano a Klaus Regling.

ll burocrate tedesco che doveva essere il successore di Jean Claude Trichet per poi essere dirottato alla presidenza dell’EFSF, il primo fondo salva stati europeo. Proprio nel periodo nel quale Repling inizia la sua avventura a capo dell’EFSF nel 2010, il fondo non ha abbastanza soldi per salvare le economie importanti, Draghi lancia le OMT Outright Monetary Transactions ossia “operazioni definitive monetarie”.

Cosa sono le OMT – Outright Monetary Transactions

Le OMT della BCE possono essere attivate nei confronti di Paesi della zona euro che si trovino in una situazione di grave difficoltà conclamata. Con queste operazioni l’istituto centrale acquista direttamente dei titoli di Stato a breve termine (con scadenza compresa tra 1 e 3 anni) emessi proprio dagli Stati bisognosi di aiuto. La durata di questi acquisti viene decisa dal Consiglio Direttivo della BCE, ma su di essi non grava alcun limite quantitativo: in altre parole gli acquisti di Francoforte potrebbero essere potenzialmente illimitati.

Le OMT non verranno mai utilizzate perché nel frattempo all’ESFS si affianca il MES con un fondo di 700 miliardi. A cosa serve  il MES se c’è l’OMT? Una spiegazione c’è; se uno Stato avesse bisogno di aiuti avrebbe molta difficoltà a far passare un piano OMT, perché nelle BCE le decisioni si prendono per  consenso di tutti. Regling è invece un direttore generale. Ecco che allora tutto diventa più chiaro, il progetto dell’unione bancaria e la riforma del MES viaggiano su binari paralleli, il primo spinge le banche a dismettere forti quote di debito pubblico, scenario nero per l’Italia, il secondo evoca la ristrutturazione del debito. Così il MES diventa l’interlocutore principale degli stati in difficoltà. Un bel colpo. Da un lato con i soldi di tutti si salvano le banche tedesche e francesi più esposte, dall’altro si ristrutturano i debiti sovrani impoverendo milioni di persone. Non c’e che dire, un progetto in linea con le politiche dell’austerità espansiva.

In conclusione, l’Unione Europea è a un bivio,  da un lato, chi crede giusto continuare con politiche ordoliberiste e deflattive usando il MES come cavallo di troia per scardinare le ultime resistenze della BCE, dall’altro lato, per chi crede che la Ue debba modificare i trattati che hanno stravolto l’idea di un’Europa realmente solidale e protagonista delle risoluzioni delle crisi finanziarie ed economiche degli Stati attraverso politiche espansive. D’altronde è sotto gli occhi di tutti come il coronavirus abbia scoperchiato il vaso di Pandora della  “convergenza economica” attraverso “l’austerità espansiva” del 3% del deficit e del 60% del debito sul PIL, siamo di fronte al fallimento di una visione rigorista finalizzata all’arricchimento dei capitali finanziari a fronte di un impoverimento di milioni di europei e la precarizzazione di milioni di giovani. Per rilanciare una nuova UE c’è bisogno della politica e non di burocrati. Solo una UE politica  può determinare che la BCE o il MES sono solo strumenti tecnici e monetari, e non fini. La domanda oggi è: che Europa vogliamo?