La civiltà occidentale contemporanea nacque con il motto che il convenzionale Barnave fece incidere sui bottoni della sua divisa, la libertà o la morte, qualcosa che pensava anche Washington dall’altra parte dell’Atlantico. Era il 1791.

Ancora più di cent’anni dopo nel cuore della Russia, a cavallo fra Occidente e Oriente, Majakovsky rispondeva al suicida Esenin che non era difficile morire a questo mondo, era difficile vivere.

Ci vollero due guerre mondiali per cambiare le cose e la morte spaventò maggiormente. La promessa della società del benessere, la ripresa utopia della pace perpetua, in effetti ha consentito di ispessire questo sentimento, si, la gente é tornata ad aver paura di morire, non per il medievale timore dell’aldilà, ma per la rinuncia ai propri beni terreni.

Per cui il governatore Zaia che si fa domanda, sbaglia. La gente ha paura di morire eccome  Eppure guardate cosa succede in Giappone. Negli ultimi due mesi ci sono stati più suicidi che morti di Covid.

Ora come lo consideriamo il Giappone? Estremo Oriente o estremo avamposto dell’Occidente?

In ogni caso nel mondo globale bisogna iniziare a guardare le cose con una certa apprensione. A furia di restrizioni, la situazione può sfuggire di mano a Tokyo come a Verona.

Devono stare attenti anche i tedeschi e qui da noi c’è già chi pensa, anche se poi si scusa, che chi muore, muore e si lasci in pace chi sopravvive.

Altra questione non di poco conto, i confini morali con la società contemporanea occidentale, sono stati tutti messi in discussione. Per questa ragione il nostro appello accorato é rivolto all’impiego dei vaccini. I governi europei puntino su quelli come hanno fatto americani ed inglesi senza perdere altro tempo.

Una sola cosa é certa infatti, in Occidente da quando Atene e Roma dominavano il mondo conosciuto: il tempo si esaurisce.