Quella droga che non ti aspetti.

Parlare di droga è sempre difficile, e talvolta ambiguo.

Non si è neppure tutti d’accordo sul fatto che sia “un male”.

Di sicuro è un male, nondimeno, tutto ciò che fa “dipendere” o, etimologicamente, “de-pendere”, e che dunque ci lascia “appesi”, subalterni.

I recenti fatti di cronaca di “Milano vista Duomo” evidenziano come gli stupefacenti – ad esclusione di quelli usati a fini terapeutici o antidolorifici, sotto stretto controllo medico (un caso a tutti noto è la morfina) – sono contornati, sempre e comunque, da una spirale di “negatività”.

Difficile tirare fuori effetti positivi da qualcosa che aliena e, nella peggiore delle ipotesi, consegna noi stessi nelle mani (sovente, tutt’altro che affidabili) di qualcun altro.

Non lontano da Milano c’è Monza, teatro ieri dell’omicidio a coltellate (da cucina) di un uomo di 42 anni.

Sospettati di averlo ucciso due minori, rispettivamente, di 14 e 15 anni, uno dei quali avrebbe dichiarato di avere agito per punire la vittima del fatto di “averlo trascinato nella tossicodipendenza”.

Anche laddove il vero movente fosse un altro – l’episodio è al vaglio degli inquirenti – la droga resta ancora una volta, negativamente, sul drammatico sfondo della scena.

Varrà ribadire che una sola è la droga che, semmai, è ammessa nel nostro Paese: quella instillata dai valori costituzionali della Solidarietà, della Libertà, della Partecipazione, del Lavoro, dell’Eguaglianza dinanzi alla Legge e così via.

Sforziamoci di divenirne tutti realmente “dipendenti”.

Poche Regole chiare, ci salveranno tutti!