Dopo anni di vere e proprie battaglie, sostenute dal nostro stesso partito, il ministero dell’Istruzione ha ripristinato l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado, per 33 ore settimanali, con programmi alquanto articolati e complessi,  senza prevedere un docente specifico, ma lasciando ai singoli consigli di classe ed ai collegi dei docenti la progettazione di percorsi pluridisciplinari.

Nei programmi ministeriali, che le scuole sono chiamate a tradurre in progetti didattici, sono rientrati, in particolare per la secondaria superiore, sia lo studio della Costituzione italiana, delle istituzioni dello stato e degli organismi internazionali, sia le “educazioni” alla cittadinanza digitale, alla legalità, alla salute, all’ambiente, nonchè l’educazione stradale e nozioni di diritto. Come si può constatare si tratta di un’ampia gamma di argomenti, che dovrebbero essere trattati in una sola ora settimanale , da docenti di varie materie, seppur opportunamente coordinati e “legati” da una programmazione comune, ma che rischiano di  trasformarsi in aride nozioni, in insegnamenti-apprendimenti meccanici e ripetitivi, se non trattati nella loro dimensione valoriale e nella loro applicazione, con un approccio didattico in grado di interessare, coinvolgere, appassionare gli studenti e di renderli protagonisti del loro stesso processo formativo.

Nel predisporre un serio programma di educazione civica, perché sia veramente “educazione”, ed abbia un carattere autenticamente formativo , occorre “andare oltre” e fare riferimento ai valori etici, morali, sociali che si intendono perseguire, valori universali presenti nella  nostra Costituzione e sollecitati da importanti organismi internazionali, attraverso documenti di grande valenza politica, culturale ed educativa. La Carta di Nizza del 2000 invita, infatti, le scuole europee a fondare il loro processo educativo sui valori di democrazia, libertà, giustizia, pace,  dignità della persona, pluralismo culturale, mentre il Consiglio d’Europa del 2016 propone ben 20 competenze di cittadinanza( diritti e doveri del futuro cittadino) da far acquisire agli studenti alla fine del loro percorso scolastico, tutte mete educative e culturali da perseguire attraverso le varie materie di studio e con una didattica attiva fondata sul dialogo, la ricerca, la cooperazione.

La dimensione valoriale ha, però,  senso quando procede con quella esperienziale o applicativa, ovvero quando concetti e valori , oltre che le nozioni, diventano “patrimonio “ degli studenti, parte integrante della loro personalità, del loro modo di essere ,di pensare e di agire, a partire proprio dal “microcosmo” della comunità scolastica, in cui regole, norme di comportamento, prassi , specie se condivise, diventano il fertile terreno del confronto dialettico, del pensiero critico e della libertà d’opinione e, nel contempo, importanti strumenti di crescita e di maturazione per gli adolescenti che si affacciano nella società civile: un’idea di educazione, insomma,  che guardi, innanzi tutto e “mazzinianamente”, alla formazione della libera coscienza civica del futuro cittadino.