Vitozza, la città perduta!

Cari lettori, il mio viaggio continua in una Italia nascosta e sconosciuta!

Sono appena arrivata a Sorano in provincia di Grosseto e mi avventuro nel bosco, ove per incanto, si svela ai miei occhi un paesaggio inaspettato e straordinario, un ricco insediamento rupestre abitato fin dal Paleolitico. È Vitozza, la città perduta, che si estende tra architetture primitive e medioevali paragonata, per la sua morfologia, ai Sassi di Matera perciò anche detta la Matera della Maremma. Un luogo incantevole sviluppato su un territorio arenario che fu oggetto di contesa di diverse famiglie potenti come gli Aldobrandeschi, gli Orsini e i Baschi.

Il villaggio, che ebbe il suo massimo splendore tra il XII e XIV secolo, sembra essere il più grande insediamento del centro Italia e fa parte del Parco Archeologico Città del Tufo.

Le 200 grotte scavate nella roccia, adibite sia ad abitazioni che a ricoveri per animali e derrate alimentari, sorgono quasi tutte alla base dello sperone roccioso, al contrario dei resti del primo Castello, noto anche come Roccaccia, che si erge in posizione apicale per le sue funzioni difensive a sud – est dell’insediamento medioevale, estendendosi su di una piattaforma tufacea.

Inoltrandomi ancora lungo il sentiero boschivo all’improvviso, come in un impianto urbanistico cinquecentesco di piccole strade e gradi piazze, si apre davanti a miei occhi una radura pianeggiante che avvolge la famosa Chiesaccia. Ormai rudere, a pianta visibilmente rettangolare, il monumento è composto da una navata unica con probabili volte a vela, osservando la linea di imposta, ed il campanile, anch’esso medioevale a pianta pressoché quadrata, resta la parte meglio conservata della chiesa.

Proseguendo la mia passeggiata arrivo alle rovine del Secondo Castello e poi ancora ai Colombari. Il secondo Castello, di cui rimane ben poco, era una fortezza a scopo difensivo collocata sulla parte nord occidentale dello sperone tufaceo da cui si può ammirare parte del panorama, invece i Colombari, adibiti all’allevamento dei colombi, probabilmente di epoca romana, si trovano lungo la parte sud orientale in prossimità del fiume Lente.

Il cammino cultural-bucolico dura circa due ore e vale la pena viverlo!