Una buona notizia.

Siamo a Natale di questo anno poco “del Signore” 2020 e, cari lettori, insieme agli auguri per la festività più tradizionale voglio parlare di una buona notizia, finalmente una, che si staglia, purtroppo ancora timidamente, nel firmamento della disagiata giustizia italiana. Nel corso della maratona per l’approvazione della legge di bilancio alla Camera dei Deputati è stata approvata, su iniziativa del deputato di Azione, Enrico Costa, un emendamento che stabilisce il principio per cui, nel processo penale, se lo Stato sbaglia deve risarcire in uno con la sentenza, le spese legali dell’imputato assolto. Timidamente perché il provvedimento innovativo dovrà passare ancora il vaglio del Senato e perché il risarcimento per le spese legali non potrà superare le euro 10.500,00. Un’inezia se pensate a quali costi un cittadino deve sostenere in un processo penale qualora siano coinvolte indagini private e prove e perizie peritali, ad ogni buon conto un primo passo verso una equa distribuzione delle responsabilità nel sistema legislativo di uno Stato che si professa Stato di Diritto.  Il principio su cui si basa tale provvedimento è di per se elementare ed il nuovo, speriamo, art. 177 bis C.p.p. recherà il titolo “Rimborso spese legali per gli imputati con sentenza penale divenuta irrevocabile”. E’ già tutta qui la ratio della nuova norma.  Sarà così che, finalmente, l’imputato assolto con formula piena, ovvero per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, al divenire irrevocabile e definitiva la sentenza, per esempio perché non impugnata dalla pubblica accusa o perché arrivata dalla Cassazione, avrà diritto al rimborso delle spese legali sino all’ammontare massimo sopra indicato ed a carico di un fondo statale al momento costituito con uno stanziamento annuale massimo di 8 milioni di euro. Tecnicamente è stabilito un rimborso “in tre quote annuali di pari importo”, recita la norma, a partire dall’anno successivo a quello in cui è la sentenza di piena assoluzione è divenuta irrevocabile e dietro presentazione della parcella del difensore con apposizione di parere di congruità da parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di appartenenza. L’importanza della norma, qualora sia approvata in seconda istanza dal Senato, è quella di aver inserito per la prima volta il principio di soccombenza nel processo penale, alla stregua di ciò che avviene nel processo civile, amministrativo e tributario. Solo oggi, finalmente, si riconosce come lo stesso processo possa essere una pena per chi assolto con formula piena e ciò in totale contrasto con i principi costituzionali, segnatamente con quanto stabilito dall’art. 27 della Costituzione che collega la pena solo ad un accertamento di colpevolezza. Un raggio di sole, assai timido, nel buio dei meandri della Giustizia Italiana, un primo passo che potrebbe essere fondamentale nel futuro nel fondare il pieno riconoscimento del risarcimento dovuto a chi ingiustamente accusato.