Quando la Repubblica rinuncia alle sue prerogative costituzionali per salvarsi da una minaccia, deve sempre interrogarsi se la strada intrapresa é avviata ad un successo, altrimenti l’aspetta comunque la catastrofe.

Fossero state un successo le misure del governo prese da ottobre ad oggi non ci troveremmo con un Natale che prevede le regole di un gulag a cielo aperto.

Se invece le misure prese fossero state semplicemente un fallimento, non si comprende la credibilità degli stessi che ne avanzano di altre.

Sostenere semplicemente, come viene fatto a fronte delle stesse perplessità della propria maggioranza, che il governo non abbia alternative e che quindi il percorso sia segnato, comporta conseguenze completamente inaspettate.

Ad esempio il professor Galli, non siamo riusciti a stabilire se egli in realtà sia un semplice dottore, certo non é un virologo, ma amiamo conferirgli un titolo degno della sua scienza, si é già sovrapposto al governo promettendo “privilegi” a coloro che si vaccineranno.

Se il professor Galli non parla a nome del governo, non ne é entrato a far parte e non lo rappresenta in alcun modo, ecco che egli stesso é diventato una alternativa al governo, l’alternativa del privilegio.

Il professore, non si sa ancora a che titolo, avrebbe potuto promettere dei “benefici”, per coloro che si vaccineranno, ma egli ha detto dei privilegi, perché che altro sarebbe la condizione di recuperare gli elementari diritti perduti che la costituzione Repubblicana garantisce ai suoi cittadini?

Se il professore parlasse a nome del governo egli saprebbe che il governo non dispone immediatamente dei vaccini per tutti, ma solo di una quantità che nelle più rosee previsioni non si completerebbe sino all’autunno.

Per cui nei prossimi otto mesi l’Italia avrebbe istituita una ristretta casta, fatta principalmente di operatori sanitari e degenti, qualche alta carica pubblica, che godrebbe di una condizione a cui il resto della popolazione non potrebbe accedere fino al vaccino.

Se poi quel resto della popolazione si rifiutasse, o addirittura per qualche ragione imprevista, non potesse accedere al vaccino, ecco che questa divisione sociale si acuirebbe ulteriormente in cittadini di serie a e di serie b.

Nè converrebbe che l’alternativa a questo governo fosse quella della discriminazione sociale, perché l’attuale governo si é guardato bene dall’accompagnare simili concetti con la volontarietà della vaccinazione.

In una situazione normale, in una democrazia repubblicana, la vaccinazione della parte a rischio della popolazione dovrebbe essere la base per il ripristino delle garanzie di coloro che, se si infettano, sono asintomatici o avrebbero, al limite, i sintomi di una qualsiasi influenza, cioè il novanta per cento dei contagiati. É chiaro quindi che la normalità democratica é irrecuperabile.

Nè il governo, nè il professor Galli promettono infatti “privilegi”, per coloro che una volta contratto il virus sono guariti. Almeno un milione di persone potrebbe circolare e muoversi liberamente, senza aspettare il vaccino. C’è un 3 per cento di rischio di ricaduta. Vero, ma c’è anche un 5 per cento di inefficacia del vaccino.

Chi ci assicura dunque che anche i vaccinati possano poi accedere allo stato privilegiato promesso da Galli, quando in realtà occorre un secondo richiamo e poi un periodo ulteriore di verifica per appurare che il vaccino abbia avuto effetto. Insomma semmai per i privilegi serve un altro anno.

In questo venturo, sia il governo che la sua alternativa in pectore, il professor Galli, vedono la continuità della privazione dello stato di diritto, vaccino o meno.  Sono dunque lo stesso governo, quello per cui oramai nemmeno si capisce più cosa significhi diritto e lo si ritenga un privilegio.

Hanno ragione coloro che ritengono l’attuale governo senza alternativa. Il professor Galli é solo il suo filosofo, la sua riflessione di fondo.

Non fosse che quando un governo non ha più alternativa, la Repubblica per salvarsi, deve richiedere energie sufficienti ad abbatterlo. La Repubblica vive solo quando c’è una alternativa.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.