La terrazza delle botte

C’era una volta in cui al Pincio, una delle più belle terrazze di Roma (e, passi pure, del mondo) si dava appuntamento all’anelato partner per provare a strappare un bacio davanti a tetti e cupole della città eterna.

Oggi ci si incontra lì per darsele di santa ragione.

E per giunta in un momento nel quale l’aggregazione è assolutamente vietata causa pandemia, per i rischi ai quali essa espone – varrà la pena rammentarlo – non già solo chi vi “partecipa”, ma anche tutti coloro che con chi vi partecipa entreranno in contatto nelle ore immediatamente successive all’”evento”.

Che, nel caso di specie, è un’autentica rissa vietata dal codice penale e, prima ancora, dal buon senso.

Si potrebbe discorrere di scuole chiuse, di protagonismo, di energia giovanile non adeguatamente “scaricata”, e così via.

Se non si vuol sentire parlare di autentica delinquenza – da qualunque lato la si guardi – converrà allora solo rammentare che nel testo costituzionale il diritto alla salute di cui all’ormai arcinoto art.32 e quello – per dirla genericamente – alla “formazione” sono collocati, non a caso, molto vicini tra loro.

Agli articoli 33 e 34 compaiono termini come “istruzione” ed “educazione” che andrebbero forse rivitalizzati nella loro pregnanza semantica ed etimologica, laddove discorrono di guide sagge che – attraverso la cultura – orientano le generazioni più giovani inducendole a farsi un’idea, da un lato, e a rispettare il prossimo, dall’altro.

Meglio non immaginare le parole caustiche di Calamandrei intento ad osservare, da lassù, lo spettacolo indecoroso del Pincio.

Poche Regole chiare, ci salveranno tutti!