Dopo l’election day del 3 novembre scorso, il Collegio elettorale, riunitosi il 14 dicembre, ha proclamato Joe Biden 46mo Presidente degli Stati Uniti d’America.

Archiviato Donald Trump, appare però utile esaminare il lascito della Presidenza Trump. Il Trumpismo costituisce, mai come prima, un’eredità pesante capace di condizionare l’Amministrazione entrante. In politica estera, il Presidente Biden riceve in eredità due dossier, l’uno trasformativo, l’altro ineludibile.

Il primo è il Medio Oriente. Gli Accordi di Abramo stipulati tra Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Israele, e sottoscritti da Marocco e Sudan, hanno trasformato l’assetto regionale. La politica mediorientale del Presidente Trump, condotta dal consigliere Jared Kushner e dal negoziatore Avi Berkovitz, ha saputo unire gli Stati sunniti e Israele in un fronte anti-sciita per contenere il comune nemico iraniano. Trump ha dimostrato che l’accordo sul nucleare con il regime degli Ayatollah, il JCPOA, voluto dal Presidente Barack Obama ostacolava, più che favorire, il processo di pace in Medio Oriente.

In Iran si voterà per le presidenziali nel 2021. L’influenza politica del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), consolidatasi durante la presidenza di Alì Khamenei, produrrà presumibilmente un’ulteriore stretta antiamericana a Teheran. Di conseguenza, Biden sarà incentivato a lavorare sull’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo, piuttosto che su una riapertura del dialogo con l’Iran – essendo le due cose incompatibili l’una con l’altra.

Il secondo è la Cina. La rivalità strategica con Pechino è ormai ineludibile, e il confronto può addirittura inasprirsi. Come riportato da Gabriele Pinosa sulle colonne della Voce Repubblicana, il nuovo negoziatore commerciale Usa Katherine Tai è un falco anticinese. Tai ha pubblicamente definito “difensiva” la strategia commerciale di Trump con Pechino, promettendone una diversa, “più aggressiva”. Chi frettolosamente definiva Biden un alfiere della globalizzazione, si sbagliava. Sebbene il Presidente espanderà il ruolo Usa nei fora multilaterali, l’apertura improvvida del Wto alla Cina voluta dal Presidente Bill Clinton ha innescato l’ascesa del capital-comunismo cinese e reso Pechino il maggior fattore singolo di destabilizzazione geopolitica internazionale.

Con i conti pubblici appesantiti dalle misure di contrasto alla pandemia, è improbabile che Biden sia accondiscendente verso attacchi al bilancio federale Usa da parte del mercantilismo cinese.

Ma, il Presidente Biden dovrà prestare molta attenzione anche ai successi di politica interna di Trump. La riforma fiscale promossa da Trump sulla tassazione dei redditi di impresa e dei redditi personali aveva promosso una crescita sostenuta dell’economia reale, che si è riflessa anche in bonus per i lavoratori e incrementi dei salari: ad esempio, Walmart ha alzato lo stipendio minimo a 11 dollari l’ora e annunciato un bonus da mille dollari per dipendenti (costo complessivo 700 mln di dollari), American Airlines ha annunciato un bonus da mille dollari (costo complessivo 130 mln) e Wells Fargo ha alzato il salario minimo dei dipendenti da 13,5 a 15 dollari l’ora.

Se il Senato dovesse rimanere, come sembra, in mano ai repubblicani, è improbabile che Biden possa mettere mano a riforme fiscali peggiorative. Prima della crisi da coronavirus, l’economia americana a febbraio 2020 aveva creato 273.000 posti di lavoro, molti più del previsto, e il tasso di disoccupazione era scivolato al minimo storico del 3,5%. I salari avevano mostrato un incremento dello 0,3%, pari a un aumento annuale del 3%, rafforzando la posizione del Presidente Trump nell’elettorato di classe disagiata e classe medio-bassa.

Il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell ha già indicato di voler proteggere questo patrimonio elettorale.

Il Pri postula da sempre la collaborazione Atlantica. Repubblicana o democratica, l’America resta la superpotenza necessaria alla stabilità globale e la bandiera più credibile della democrazia liberale occidentale. Per questo, auspica il consolidamento dei successi raggiunti dalla Presidenza Trump, ma anche il superamento dei limiti da essa palesata, e ulteriori successi alla Presidenza Biden. Quando vince l’America, vince la libertà di tutti.

(Foto: Ted Eytan – License: Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International [CC BY-SA 4.0])