Ieri in conferenza stampa, Renzi ha salutato Conte con un CIAO; ma non è ancora chiaro se e quando i due si diranno addio.

Breve riassunto delle puntate precedenti secondo Matteo Renzi: L’Europa stanzia i soldi per il programma Next Generation EU – si legge in una nota diramata dall’ex Premier – e Italia Viva chiede subito che il Parlamento dedichi una sessione a questi fondi. Questo, ricostruisce Renzi, è accaduto il 22 luglio 2020. Per mesi silenzio di tomba. Poi, come denunciato dal coordinatore di Italia Viva, Ettore Rosato, in un’intervista su La Voce Repubblicana, una notte di dicembre, spunta uno strano emendamento a Palazzo Chigi: esautorati delle proprie prerogative i ministri, appare una task force di 6 manager e 300 consulenti. E appare anche un piano, il PNRR, che, fino a quel momento, nessuno aveva visto o letto. La reazione di Italia Viva sta nella lettera inviata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 16 dicembre e pubblicata integralmente su La Voce Repubblicana.

Ieri, la seconda parte dell’offensiva. Italia Viva presenta una proposta articolata per l’investimento dei fondi del Recovery Fund. La proposta, denominata #CIAO2030, effettivamente non è basata come il PNRR su progetti evanescenti e raffazzonati, ma su quelle che Italia Viva considera le parole chiave dell’Italia del 2030. Cultura; Infrastrutture, fisiche, digitali, organizzative; Ambiente; e le Opportunità che l’Italia può e deve dare alla nuova generazione, che viene caricata di debiti ma alla quale andrebbe data innanzitutto una speranza per il futuro.

“Molti hanno criticato il titolo CIAO senza aver letto la lettera a Conte o seguito la conferenza stampa di ieri” accusa Renzi. “Io non chiedo che tutto ciò che scriviamo sia accolto. Mi basterebbe fosse letto”, reclama. “Oggi – scrive ancora Renzi – ho letto dei commenti fantastici: le cose che dice Renzi sono giuste, il problema è che le dice Renzi”.

Evidentemente, c’è un problema di personalizzazione della politica. Questo perché la politica dello schieramento è tifo organizzato più che confronto democratico e impedisce la discussione sui contenuti. Ma sul PNRR, Renzi ha ragione. Come già detto da Draghi, Cassese e altri, i fondi europei, che non va dimenticato sono debito, vanno destinati a investimenti produttivi e non dissipati in debito cattivo. La risposta alla pandemia è l’ultima opportunità di fermare il declino trentennale che attanaglia il paese ormai bloccato. L’Italia uscirà dall’emergenza sanitaria col debito pubblico al 160%; se anche il treno del NGUE andasse perso nei mille rivoli della spesa pubblica parassitaria e improduttiva, è difficile pensare possa esserci un futuro diverso da nessun futuro.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.