L’accordo di commercio & cooperazione (TCA) tra l’UK e l’UE conclude un viaggio A/R in Europa durato meno del previsto, ma più del necessario. Il TCA è un trattato tra parti contraenti indipendenti e sovrane. Londra e Bruxelles hanno trovato un nuovo equilibrio geopolitico che codifica la realtà; l’UK è in Europa ma fuori dall’Unione europea. Tra le due, rimangono i rapporti di collaborazione (commercio, sicurezza) indotti dalla geografia, ma la politica torna a scorrere dalla parte giusta della storia.

L’Europa non è mai stata un interesse centrale per l’UK. Neanche quando l’Impero Vittoriano copriva un quarto della terra e contava un quinto della sua popolazione globale. Londra si è sempre proiettata oltre i confini del continente europeo. Per l’UK era sufficiente esercitare influenza nel bacino del Mediterraneo attraverso l’avamposto di Gibilterra, la colonia a Malta e le basi militari a Cipro. Per il resto, altri erano gli interessi: in India; nei dominions del Nordamerica; nella colonie in Africa; in Oceania; e nei porti d’ingresso asiatici di Hong Kong e Singapore. Con il TCA, l’UK mantiene la relazione commerciale, ma guadagna la libertà politica di riconnettersi al Commonwealth e agli USA, per perseguire nell’Anglosfera un progetto alternativo alla ever closer union.

Dal canto suo, con l’uscita dell’UK dal blocco, l’Europa si dà un’identità troppo a lungo sfumata nell’ambiguità del lessico ma anchista. Senza Londra, l’Europa è Carolingia. Focalizzata attorno alle due capitali, delle quali l’una, Parigi, punta alla guida militare e diplomatica; e l’altra, Berlino (ma più ancora Monaco e Francoforte), alla guida industriale e finanziaria. I piccoli stati europei – Austria, Slovenia, Croazia, Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia, in parte la Polonia – sono l’area del marco, un enorme mercato di sbocco per le merci tedesche ed economie dipendenti che consentono le esternalizzazioni competitive per la grande industria manifatturiera tedesca. I paesi mediterranei – Italia, Grecia, Spagna – un’allegra combriccola di debitori a vita che zavorrano felicemente l’euro, salvaguardando la capacità esportatrice del blocco. Gli altri – Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Malta, Cipro – indotti a fare concorrenza fiscale feroce e arbitraggio regolamentare, con il beneplacito della Commissione Ue, la quale combatte la concorrenza esterna ma alimenta gli squilibri interni, legittimando la più classica politica del beggar thy neighbour.

Il TCA soddisfa le opposte esigenze. Lato UK, termina la contaminazione della common law da parte della normativa comunitaria; la Corte di Giustizia Europea perde ogni giurisdizione; e il level play field è nulla di più della non-regressione normativa. E anche la cruciale delegazione per i servizi finanziari resta permessa, in modo che l’UK possa beneficiare in pieno delle norme MiFID per i paesi terzi extracomunitari, senza valutazioni discrezionali della Commissione Ue. Lato 27, l’Europa è ora compattata attorno al sistema legale Napoleonico, al modello economico Colbertista, e al mercantilismo commerciale. Crucialmente, Bruxelles mantiene il mercato di sbocco britannico per merci e manifattura. Di più, nascosta dietro la retorica delle parole forti ad uso delle opinioni pubbliche interne, non rinuncia a servirsi del Miglio Quadrato verso il quale i governi e le aziende dell’Eurozona sono esposti per 3.300 miliardi.

Dal 1 gennaio 2021, si apre un capitolo del tutto nuovo delle relazioni anglo-europee. Esso è basato sulla sovranità nazionale e sull’interesse commerciale, piuttosto che sulla convergenza geopolitica e il protezionismo regolamentare. 30 anni dopo, somiglia maledettamente alla formula di Margaret Thatcher. Sfrondato dalle ipocrisie, può essere, forse, il capitolo migliore.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.