La cosa più facile da credere era che la crisi di governo si potesse ricomporre agevolmente. Italia viva, che l’aveva aperta, sembrava più preoccupata di darsi un tono che di far precipitare l’esecutivo ed il suo leader, Matteo Renzi, non disponeva di un’alternativa praticabile.

Da qui la sufficienza di palazzo Chigi che ha trattato la questione come se fosse solo una seccatura inopportuna. Il problema é che almeno due dei sessessantun punti tracciati da Renzi toccano nervi scoperti del governo.

Il primo é clamoroso e in cima all’agenda, tanto che non solo il PD lo ha sostenuto, ma persino il commissario europeo Gentiloni é dovuto intervenire. I fondi europei con l’attuale andazzo, potrebbero non arrivare mai.

Il secondo é più insidioso e dirimente perché tutto l’impianto della coalizione dipende da questo, la delega dei servizi segreti.

Non c’è ragione alcuna, ne legale, ne costituzionale, per cui il presidente del consiglio dovrebbe rinunciare ad essa.

Nel momento nel quale si costituisce il governo si assegna la delega dei servizi segreti di cui dispone il presidente incaricato. Se vi sono obiezioni si manifestano allora.

Per cui é a dir poco  curioso che sulla delega vi siano stati problemi in aula, in una delle poche volte che ci si é andati, con i deputati cinque stelle ed ora PD ed Italia viva, vogliano sottrarla al presidente del consiglio.

Ma perché mai? Se essi hanno fiducia nel presidente del consiglio non hanno motivi di revocargli una delega che riguarda la sicurezza stessa dello Stato e dunque del governo. Se invece non hanno fiducia, questo il punto, ahiloro, necessariamente  la crisi verrà portata alle estreme conseguenze.

Ecco come la coalizione intera si é avvitata su se stessa, tanto per complicare ulteriormente un quadro nazionale che non vive, di per sè , un momento particolarmente felice.

La verità é che non hanno più fiducia nell’avvocato Conte.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.