L’unico aspetto rilevante della conferenza stampa del presidente del consiglio é l’interpretazione data del reddito di cittadinanza.

Tale provvedimento é stato utile, se non a rimuovere la povertà, spiace per le danze sul balcone di Di Maio, per lo meno a contenerla.

Il presidente del consiglio ha ricevuto lettere da parte di beneficiati che lo hanno ringraziato per aver potuto permettersi di comprare finalmente una bistecca, o un paio di occhiali, o persino una protesi.

Scritti che commuoverebbero Carolina Invernizio, ma perché no, anche Dickens.

Il governo ha esteso con la Caritas i confini della beneficenza. Non possiamo che essergliene grati.

Più sfumata la promessa che con il reddito si offrisse anche la ricerca del posto di lavoro. A veder meglio di questo si sarebbe dovuto trattare, la Repubblica é fondata sul lavoro non sull’assistenza.

Il presidente del consiglio ha detto infatti che questa ricerca di lavoro, causa covid, andrà potenziata. Il lavoro lo si é perso ulteriormente, non lo si é trovato. Nessuno ha ringraziato palazzo Chigi per essere uscito dalla disoccupazione.

D’altra parte Grillo sostiene che non c’è più nessun lavoro da fare in Italia, basta il reddito e non risulta che nessuno prima del covid abbia trovato un qualche impiego soddisfacente grazie alla nuova legge.

Coloro che una volta erano, o ambivano a diventare dei cittadini, sono grati al governo di ricevere la paghetta. Il reddito di sudditanza.

Da qui si deduce anche la flemma del presidente del consiglio relativa ai fondi europei. Si, sono importanti, bisogna accelerare per riceverli. Ma in fondo le risorse disponibili sono sufficienti, anzi, abbondanti.

Magari non colmeremo il gap strutturale con gli altri paesi europei. Accontentiamoci di un cappotto nuovo per l’inverno.

Poi ci si stupisce che ci sia chi voglia la crisi di governo.