Gentilissimi imprenditori,

cogliendo l’occasione per augurare un Prospero Anno Nuovo, ci rivolgiamo a Voi nonostante il periodo di festività che tradizionalmente vede queste giornate dedicate alla famiglia e al riposo.

Ma questi non sono giorni ‘normali’. Non lo sono perché la pandemia è ancora un’emergenza, e non lo sono perché il Covid-19, la crisi internazionale e quella interna, italiana, hanno impresso un’accelerazione al cambiamento al quale nessuno può sottrarsi.

E questa combinazione di fattori rappresenta per Ravenna una straordinaria occasione. Siamo certi di non esagerare nel dire che gli anni ’20 (del 2000) sono come gli anni ’50 (del 1900).

L’Eni nacque nel ’53 quando Enrico Mattei, invece di liquidare l’Agip come richiestogli, incoraggiato da ritrovamenti di gas in Adriatico e nella Pianura Padana, rilanciò una politica degli idrocarburi indipendente dalle major straniere. Poi, nel 1958, dopo aver sviluppato l’Agip a Ravenna, sempre qui creò l’Anic.

Di lì nacque un tessuto imprenditoriale che negli anni creò lavoro, opportunità, reddito, sviluppò addirittura un porto, quello attuale.

Ravenna era diventata una capitale industriale. E il PRI era favore di questo sviluppo e ne fece un principio imprescindibile. Giustamente riconosciuto.

Oggi, con i piedi ben per terra e con una logica tutta lamalfiana, riteniamo di dover giocare nuovamente quelle carte, in un contesto che non deve spaventarci. Siamo in stallo sul gas, ma non possiamo fermarci qui.

Abbiamo, come allora, Eni (che in attesa del Pitesai, e di poter riprendere a estrarre gas in Adriatico come auspichiamo) sviluppa progetti legati all’energia prodotta dalle onde del mare (Iswec), dalla cattura-stoccaggio-riutilizzo della CO2 (CCUS), sviluppa l’economia circolare assieme a Hera con il progetto alle Bassette.

Naturalmente molti di questi sforzi sono finalizzati all’idrogeno.

Poi abbiamo Saipem, che per decenni è stata in primo piano a Ravenna, e che oggi rilancia con un campo eolico al largo delle nostre coste (in collaborazione con aziende ravennati) e sottoscrive con Eni un accordo per lo sviluppo dei progetti legati alla CO2.

Non possiamo non dire di essere all’alba di un grande rilancio. Che va di pari passi con il ‘mosaico’ all’interno del quale le estrazioni di gas o la chimica o la metalmeccanica o l’agricoltura si sono sempre mossi: far convivere ambiente, industria, energia, turismo, cultura.

A differenza di 65 anni fa, abbiamo un valore aggiunto: l’esperienza maturata in questi 65 anni, e una università che lavora al nostro fianco, il Centro ricerche di Marina di Ravenna sulla strada del rilancio.

Ravenna è già proiettata nella decarbonizzazione, anzi è l’esempio di come ogni città dovrebbe muoversi.

Come PRI, sull’esempio di grandi amministratori repubblicani come Manlio Monti e Bruno Benelli, così come oltre 60 anni fa fummo a fianco di Mattei, oggi lo siamo di chi crede in Ravenna ‘di nuovo’ Capitale dell’energia.

È quello per cui ci batteremo, non contro qualcuno, ma perché una comunità intera capisca che solo qui c’è knowhow, carattere, imprenditorialità, conoscenze tecniche, sindacati, associazioni e, come noi riteniamo indispensabile, Istituzioni a fianco dell’energia moderna, che non può prescindere dal gas dell’Adriatico, ma che già lavora nelle fonti rinnovabili.

Noi ci siamo e lavoriamo per questo.

Corrado De Rinaldis Saponaro  (Segretario Nazionale PRI), Renato Lelli (Segretario Regionale PRI), Eugenio Fusignani  (Segretario Provinciale PRI), Stefano Ravaglia (Segretario Comunale PRI)