Nei miei precedenti articoli ho diffusamente parlato di come vi siano rilevanti prove, nei fatti che hanno segnato la storia degli ultimi trent’anni della Repubblica, di come un organizzato gruppo di Pubblici Ministeri abbia condizionato la politica ed i suoi equilibri trasformando l’Autonomia della Magistratura, perno fondante dell’equilibrio dei poteri nell’architettura dei padri costituenti, in un grimaldello con cui imporre e pianificare la politica nazionale secondo precisi disegni che profumano di eversione.

Lo scandalo Palamara ne è stato la recente punta dell’iceberg, frettolosamente archiviata dall’Organo di autogoverno della magistratura. Tutto ciò non sarebbe però stato possibile senza l’appoggio incondizionato di una parte importante del giornalismo che negli anni si è qualificato generando, secondo un principio evolutivo a contrario, il giornale Fatto Quotidiano ed il suo direttore Marco Travaglio, vera e propria voce acritica e portatrice di un giustizialismo ad orologeria e a senso unico.

I fatti di cronaca lo dimostrano in questi giorni. Il Fatto Quotidiano diede per primo con uno scoop, non si sa se colto nei corridoi della procura Romana, la notizia dell’inchiesta denominata “Consip”, dal nome dalla società controllata dal Ministero dell’Economia dalla quale sarebbero stati assegnati fraudolentemente ricchi appalti generati da un presunto “traffico di influenze illecite”, reato con il quale si delinea fumosamente una sorta di millantato credito di aderenze ai vertici della cosa pubblica per ottenere vantaggi e favori. Tale inchiesta coinvolse e coinvolge anche Alfredo Romeo, editore de Il Riformista, più volte scagionato dalla Cassazione dalle infondate accuse, ma su cui il giornale di Travaglio ha avviato una vera e propria campagna giornalistica di attacco che coinvolge, tra l’altro, anche il padre di Matteo Renzi.

Ebbene, in questi giorni Il Fatto Quotidiano attraverso un proprio cronista d’assalto chiede una intervista ad Alfredo Romeo con una serie di corpose domande sui fatti dell’inchiesta. Alfredo Romeo accetta e ribatte corposamente alle accuse ma, questo il fatto incredibile, il giornalista censura le risposte che a proprio dire non ”sono in linea con la ricostruzione dei Pubblici Ministeri” e quindi non possono essere pubblicate. In un accorato video Piero Sansonetti, direttore de Il Riformista, difende accoratamente più che il proprio editore, il principio di un libero giornalismo, scevro dai condizionamenti del potere, sia esso economico o, come in questo caso, politico giudiziario.

Cosa ci insegna tutto ciò ? Che trent’anni di populismo, questo sì, giustizialista di cui tra i partiti in primis il Movimento 5 stelle si sono fatti portatori indefessi, ha inquinato ogni settore del vivere civile, rendendo normali atteggiamenti da dittatura sudamericana anche nel campo giornalistico. Il triangolo Beppe Grillo M5S, Procure e Fatto Quotidiano, sta ammorbando la Repubblica ed è un andazzo cui va al più presto, per il bene della Repubblica e di tutti i suoi cittadini, posto fine.