Il Trade and Cooperation Agreement tra UE e Regno Unito per regolare le relazioni tra le due sponde della Manica nel post-Brexit ha certamente una portata epocale, ma può essere oggi oggetto di una valutazione preventiva e solo il tempo potrà dire quali ne saranno i reali effetti.

In questo momento sembra esserci una corsa, sia a Bruxelles che a Londra, ad affermare che la propria parte ha ottenuto di più con questo accordo.

In realtà sarebbe onesto affermare come questo non sia né un buon accordo né un cattivo accordo. È stato l’accordo possibile dopo mesi e mesi di negoziazioni e mediazioni. Ora starà al modo in cui entrambe le parti lo interpreteranno nei fatti, con la loro politica economica, estera e di difesa, che determinerà se gli effetti di questo accordo saranno positivi o negativi. Ed allo stesso tempo la capacità delle parti di mantenere in futuro corrette relazioni diplomatiche determinerà la frequenza con la quale bisognerà ricorrere al meccanismo arbitrale individuato per la risoluzione delle controversie.

Sarà inoltre da valutare la velocità con la quale si arriverà ad intese progressive nei campi in cui il Trade and Cooperation Agreement si è limitato alla definizione di principi cui attenersi o in cui i contenuti dell’accordo lasciano già intravedere la possibilità di una evoluzione successiva.

La mediazione è stata ottenuta cercando di tenere insieme diversi obiettivi: l’esigenza di mantenere inalterato l’attuale livello di scambi commerciali, esigenza cara ad entrambe le parti, il mantenimento dell’integrità del Mercato Comune e la definizione di un minimo terreno comune in grado di scongiurare la corsa ad una concorrenza troppo spinta, obiettivi di Bruxelles, e l’autonomia decisionale, obiettivo di Londra.

Questo lungo e complesso percorso, avviato con il referendum del 2016, consegna a Londra e a Bruxelles, oltre che tutte le valutazioni su quelli che ne potranno essere gli impatti economici, che abbiamo già ampiamente analizzato in diverse circostanze, anche due distinte riflessioni di sistema. Il Regno Unito si trova oggi ad un bivio tra due prospettive. Da una parte quella della Global Britain, obiettivo dichiarato di quei Brexiteers che sin da subito intendevano slegare il Regno Unito dai vincoli del Mercato comune e dell’Unione doganale per permettere a Londra di stringere autonomi accordi commerciali con terze economie, e di attuare politiche competitive, con l’obiettivo di fare della capitale britannica la Singapore d’occidente. Dall’altra parte il rischio di una escalation nelle rivendicazioni autonomiste della Scozia, in cui diversi ambienti ritengono un errore l’uscita dalla UE, e di un allentamento del vincolo di sovranità sull’Irlanda del Nord per molti aspetti ancora legata alla UE. Sarà la capacità di imboccare l’una o l’altra via la vera sfida politica del post Brexit britannico.

Per l’UE, invece, Brexit potrebbe rappresentare uno degli elementi di riflessione, così come lo è la gestione della pandemia da Coronavirus, per tendere all’avvio di una terza fase.
Sintetizzando, dopo la prima fase caratterizzata dal sogno dei costituenti e dal percorso che ha portato al Trattato di Maastricht e la seconda caratterizzata dal tentativo fallito di realizzare una Costituzione europea, con la conseguente approvazione del Trattato di Lisbona, e dalla crisi dei debiti sovrani con la definizione di appositi meccanismi di gestione quali l’EFSF e il MES, oggi sta crescendo in UE il fronte di quanti si dicono propensi ad avviare una nuova fase verso una più efficace Unione politica, modificando gli iter decisionali, riconsiderando la validità e l’efficacia di alcuni degli attuali vincoli di Bilancio, rafforzando i meccanismi della solidarietà tra Stati, riscoprendo la propria ispirazione originaria.

Di certo, una ulteriore prospettiva comune tra UE e Regno Unito può essere rappresentata dalla cooperazione transatlantica. Il Regno Unito, infatti, non più legato all’Ue, già da diversi mesi ha avviato numerose trattative con molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti, per la realizzazione di FTA bilaterali. L’eventuale raggiungimento di un accordo tra Londra e Washington, che era sostenuto dall’amministrazione Trump e che sembra trovare il favore anche dell’amministrazione Biden, potrebbe essere la chiave per rilanciare i negoziati per un rinnovato TTIP, il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti tra UE e USA, che avrebbe la possibilità di stabilizzare ulteriormente le relazioni economiche e commerciali, e quindi anche politiche e diplomatiche, tra quelli che sono diventati i tre vertici di un ideale ponte sull’Atlantico: Washington, Londra e Bruxelles.