Invitato ad aprire il 117esimo Congresso democratico, Emanuel Cleaver, pastore metodista e membro del partito Democratico, ha terminato la sua preghiera con le parole “Amen” e “Awomen”.
No, non è un calembour e nemmeno uno sketch dei Monty Python, è un pronunciamento serio. Il “così sia”, che in inglese suona come “Un uomo” non va più bene, non è abbastanza inclusivo. D’ora in poi, sarà auspicabile aggiungere anche “A-Woman”, senza però trattino disgiuntivo (non è, infatti, inclusivo).
La tabe del politicamente che pervade ormai il nostro tempo e di cui gli Stati Uniti sono l’avanguardia, non conosce limiti e frontiere. Non si vede perchè, a questo punto, la stessa parola “Dio”, sicuramente fortemente maschile non debba essere affiancata dalla parola “Dea”.
Il pastore Cleaver, nel suo prossimo sermone potrebbe inserire una preghiera al Dio e alla Dea dell’universo, sarebbe un perfetto pandant con Amen e Awoman.
C’è solo da rammaricarsi che l’innovazione inclusivista di Cleaver non possa essere replicata al di fuori dei paesi anglosassoni, dove “Amen”, non richiama alcuna specificità di sesso. Ci sono, purtroppo, alcune meraviglie che si perdono nella traduzione.
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Milanese. Laureatosi in filosofia teorica a Roma, è ricercatore indipendente relativamente al conflitto arabo-israeliano. Collabora con L’Informale, Progetto Dreyfus e Caratteri Liberi. Diverse sue interviste con alcuni dei più autorevoli studiosi di storia di Israele, islamismo e jihad, tra cui Benny Morris, Daniel Pipes, Robert Spencer e Mordechai Kedar, sono apparse oltre che su L’Informale, su DanielPipes.org, Middle East Forum, Frontpage Magazine e The Jerusalem Herald. Direttore editoriale della collana Ricerche sull’antisemitismo e l’antisionismo della Salomone Belforte Editore, ha pubblicato Il Sabba Intorno a Israele: Fenomenologia di una demonizzazione, Lindau, 2017 e Il Capro Espiatorio: Israele e la crisi dell’Europa, Lindau, 2019. Segue la politica estera per La Voce Repubblicana.