La situazione generale.

Le restrizioni alla possibilità di poter viaggiare e altre limitazioni hanno provocato un graduale arresto dei flussi già nel primo trimestre del 2020, sia nei Paesi UE sia a livello mondiale.

L’Organizzazione mondiale del turismo (UNWTO) prevede un calo del turismo internazionale compreso tra il 60% e l’80% rispetto al 2019, con perdite che oscilleranno tra gli 840 miliardi e i 1.100 miliardi di euro nei proventi delle esportazioni in tutto il mondo. Il settore del turismo è stato il primo a fermarsi e sarà l’ultimo a ripartire.

Le imprese turistiche stanno affrontando una grave crisi di liquidità. Le stime della Commissione UE prevedono una diminuzione delle entrate a livello europeo dell’85% per gli alberghi e i ristoranti, l’85% per gli operatori turistici e le agenzie di viaggio, l’85% per il trasporto ferroviario a lunga percorrenza e il 90% per le crociere e le compagnie aeree. L’industria europea dei viaggi e del turismo segnala che le prenotazioni sono diminuite tra il 60% e il 90% rispetto ai periodi corrispondenti degli anni precedenti.

Le PMI sono state le più colpite dalla crisi: a causa dell’assenza di liquidità e della situazione d’incertezza, faticano a proseguire l’attività, ad accedere ai finanziamenti e a mantenere i dipendenti.

La Commissione stima in circa sei milioni i posti di lavoro a rischio nell’Unione europea.

La situazione in Italia

In questo scritto non mi soffermerò sui dati statistici relativi al turismo in Italia, come per esempio l’incidenza del turismo sul PIL e altri indicatori che segnalano la crisi del settore e la perdita di miliardi di fatturato. Con precedenti articoli ho già menzionato tali numeri e percentuali.

In questo articolo cercherò di rilevare alcuni aspetti che sono, a mio parere, sottovalutati dalla politica e dalla governance del turismo nazionale, regionale e locale, e in tal senso cercherò di indicare alcun possibili rimedi.

E’ utile ricordare come questo settore nel corso degli ultimi decenni sia divenuto strategico per il nostro Paese. Il settore del turismo è composto di una serie di comparti d’attività economiche come tour operator, agenzie di viaggio, agenzie di organizzazione congressuale e di incentive, fiere ed eventi, strutture ricettive, guide e accompagnatori turistici. A questo si aggiungono il settore dei beni culturali e la quota destinata al turismo dal settore della ristorazione e da quello dei trasporti. Da rilevare come il turismo in entrata (incoming), vale a dire l’afflusso di stranieri in Italia, è quello che, rispetto al turismo domestico (outgoing), determina maggiore ricchezza economica sul nostro territorio.

Incoming individuale e Incoming di gruppo.

Per quanto riguarda l’incoming è utile fare un distinguo tra quello “individuale” e quello di “gruppo” per capire meglio come intervenire. L’incoming individuale è un turismo in entrata relativamente intermediato, per cui snello e con tempi brevi di realizzazione, ed è presumibile che non ripartirà prima dell’estate dell’anno appena iniziato. Per quanto riguarda l’incoming di gruppo, costituito da un turismo di tipo organizzato e con tempi non brevi di realizzazione, la situazione determinatasi con il covid ne ha cancellata al momento qualsiasi traccia, lasciando molte incertezze su una possibile ripartenza. Molti operatori del settore puntano alla prossima estate ma credo, stante la situazione dell’epidemia, dei vaccini e del clima più in generale, che ogni concreta ripartenza potrebbe essere rinviata alla primavera del 2022. Se cosi fosse, l’entità del danno, già oggi molto ingente, sarebbe un disastro per il settore e le famiglie che vi operano, e allora, quali strategie adottare?

Sostegno del Sistema Turismo.

Lo Stato deve sostenere in forma diretta tutti coloro che operano nel settore. Se questo non è possibile per scarsità di bilancio o per mancanza di una strategia politica più in generale, in alternativa si dovrebbero creare tutte le condizioni per far ripartire il turismo, puntando sull’incoming, attraverso delle azioni mirate a comunicare all’estero un’Italia sicura e organizzata, che consenta gli ingressi ai turisti stranieri, attraverso procedure uniformi su tutto il territorio nazionale, in modo agevole e allo stesso tempo sicuro. Non ci sono altre scelte, pena la scomparsa di migliaia d’imprese con tutto quello che comporta.

Governance del turismo – Ministero del Turismo

Affermare che la governance del turismo in Italia è “frammentata” è come dire che la molecola dell’acqua è costituita da un atomo di ossigeno e due d’idrogeno, nulla di straordinario. La frammentazione della governance del nostro patrimonio storico-artistico, il più grande al mondo, è dovuta all’organizzazione del nostro Stato, che in senso “verticale” prevede le autonomie regionali, e in senso orizzontale la gestione che, spesso, è data in concessione a enti privati o società private.

Le singole Regioni, in conformità a quanto previsto dal Titolo V della Costituzione hanno una forte autonomia in materia turistica, tuttavia, da sole fanno fatica a rapportarsi ad altre Nazioni, com’è stato dimostrato negli anni con la promozione turistica. Soprattutto per quanto riguarda le Regioni poco conosciute a livello internazionale è difficile immaginare, data l’attuale situazione sanitaria, di lasciare alle singole Regioni il compito di dettare linee guida in termini di sicurezza. Un Ministero del Turismo è oggi più che mai indispensabile. La Governance, ossia la gestione del nostro patrimonio storico-artistico dovrebbe ricondursi a un insieme di principi, regole e procedure uniformi dettate dallo Stato su tutto il territorio nazionale. Da tempo lo Stato ha perso il contatto e il controllo diretto del suo patrimonio e con essi la capacità di fare valutazioni rapide in merito, dovendosi rapportare con un mosaico d’interlocutori che gestiscono a vario titolo il nostro patrimonio storico-artistico. Come sopra menzionato, il turismo è un settore strategico e gli spazi lasciati vuoti dallo Stato in termini di governance hanno favorito la speculazione di privati e l’imporsi di un turismo di massa sempre meno ecosostenibile.

Turismo di massa ed ecosostenibilità.

Molti aspetti del turismo incoming sono stati ignorati o sottovalutati e con essi la vera portata del suo stesso fenomeno. L’offerta turistica dovrebbe essere orientata verso la ecosostenibilità, con una politica attenta all’ambiente e alla preservazione e conservazione del patrimonio storico, artistico e culturale. Il turismo di massa così come lo abbiamo conosciuto, e per molti versi subito, deve essere ripensato. I tempi ci consentono di elaborare nuove strategie e modelli di accoglienza per selezionare una domanda turistica di qualità.

L’Intermediazione – Tour operator.

I flussi turistici sul nostro territorio spesso non passano o meglio non sono intercettati dall’intermediazione (tour operator) italiana. Diversi tour operator stranieri, pur non percependo redditi sul territorio italiano, in qualche modo vi operano e sono presenti con sedi di rappresentanza, mentre hanno sedi legali in Paesi caratterizzati da regimi fiscali con aliquote basse. Questo reddito dovrebbe essere intercettato e le soluzioni potrebbero essere due. La prima di complessa, se non impossibile realizzazione, consiste nell’uscire dall’UE facendo decadere il “mutuo riconoscimento” e favorendo sul nostro territorio chi paga le imposte in Italia. La seconda, più praticabile, consiste nel far leva su aliquote fiscali basse, create ad hoc per il settore del turismo, con l’intento di attrarre in Italia le sedi legali dei suddetti tour operator e la residenza di accompagnatori turistici (tour leader) operanti sul territorio europeo. Con quest’ultima soluzione prospettata, avremmo un beneficio in termini di cassa con un aumento effettivo del gettito fiscale e contestualmente i tour operator con sede legale in Italia vedrebbero salire la loro competitività. Tutto il settore del turismo farebbe aumentare il PIL, contribuendovi con un’aliquota percentuale maggiore di quella attuale, che già è una percentuale importante sul PIL.

Mutuo riconoscimento nell’Unione Europea. Le Guide Turistiche.

Il mutuo riconoscimento è quello secondo il quale le professionalità, acquisite dai cittadini dell’UE nei loro Paesi sono riconosciute anche all’interno degli Stati membri, ma questo  accordo che per certe professionalità turistiche non tiene conto della realtà italiana. Per la particolarità e per l’unicità del nostro territorio, sul quale è presente la più alta concentrazione di patrimonio artistico mondiale, alle guide turistiche era riconosciuta una competenza provinciale o regionale. Oggi, in virtù dell’accordo di mutuo riconoscimento, così com’è stato recepito dallo Stato italiano, una guida turistica provinciale è riconosciuta in tutta Italia e una guida turistica di un altro Paese dell’UE può avvalersi del proprio titolo che, con l’integrazione di qualche misura compensativa, gli permette di esercitare la professione in Italia. A mio parere sarebbe stato più corretto prevedere attraverso il mutuo riconoscimento, il diritto a ogni cittadino dell’UE di poter accedere agli esami che, una volta superati, abilitano all’esercizio della professione su quella specifica regione.

Conclusione.

Alla luce di quanto scritto nei paragrafi precedenti, in Italia serve uno Stato in grado di tutelare il nostro patrimonio storico-artistico e culturale, con dipendenti pubblici qualificati e attraverso una gestione diretta del patrimonio, stabilendo un rapporto non subalterno con le Regioni. Da troppo tempo la frammentarietà dell’offerta è causa di politiche conflittuali e di cattiva competizione del “sistema Italia”. I ruoli delle Regioni e le loro politiche d’intervento, nel settore turistico, devono essere rivisti e valorizzati attraverso una maggiore coesione d’intenti e in linea con una politica turistica statale, nell’ottica di uno sviluppo ecosostenibile del settore.