Dopo la pubblicazione dell’ultimo report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ci annuncia nuovi disastri e nuove pandemie, vieppiù comparandole con la quasi indifferente (traduco) e recente pandemia del Coronavirus, dobbiamo avere il coraggio di fare alcune riflessioni, forse politically uncorrect, ma che qualcuno prima o poi dovrà prospettare. Innanzitutto, l’art. 658 del nostro Codice penale prevede il reato di procurato allarme, quando qualcuno (e sintetizzo) annuncia disastri e sventure tali da mettere in condizioni uno Stato, un Governo, un’Autorità di temere per l’ordinamento giuridico e democratico. Questo reato non sarebbe applicabile in questo caso, dato il principio di territorialità della legge penale, ma volentieri chi scrive effettuerebbe una serie di denunce a carico di numerose Autorità, soggetti ed esperti vari che stanno proferendo tesi, che essi stessi smentiscono, su Covid, vaccini, implicazioni geopolitiche e complottismi vari.

Ogni giorno, ormai con urticante cadenza e clamore, anche noti virologi si esprimono con eccesso di paternalismo e di “governismo” (l’arte di chi vuole mettersi a governare un Paese senza averne le capacità, ma essendo convinti di volerlo e saperlo fare). Le affermazioni del professor Pregliasco, da ultimo, secondo il quale – riprendo un quotidiano nazionale – “dovremo dimenticarci pranzi, cene e feste per un anno ”, voglio ricordarlo da giurista (e giammai da medico), possono costituire gli estremi del reato di cui sopra. Vigileremo, col mio Centro di ricerca (chi volesse, crstitaly.org), per procedere ad esposti alle competenti autorità, come sopra prospettavo.

Devo premettere, per non essere travisato, che credo nell’esistenza di un virus molto pericoloso, così come che le armi contro il virus siano rappresentate in primis dai vaccini e dalla medicina, per cui sono tra quelli assai felici che i vaccini stiano raggiungendo l’Italia e tutti gli Stati colpiti dal Covid-19, sempre che anche qui non si faccia del dilettantismo uno dei leit motiv della gestione della pandemia, quantomeno nel nostro Paese.

Fatta questa doverosa premessa debbo però esprimere grandissima apprensione verso le varie forme di “terrorismo” cui stiamo assistendo dall’inizio della pandemia e che si stanno protraendo, rischiando per il nostro Paese e per l’economia globale danni inimmaginabili e difficilmente rimediabili. Visto che non sono in grado di effettuare analisi di tipo medico o scientifico, ma indubbiamente quelle di tipo economico-giuridico, desidero ricordare quelli che sono i principi che devono presidiare in qualsiasi caso le valutazioni delle conseguenze politiche ed economiche che derivano da scelte effettuate da parte dei Governi e delle Autorità decisorie, a qualsiasi livello. È certamente destabilizzante per i paradigmi dell’economia l’effetto annuncio, ossia la continua, ostentata e ossessiva ripetizione di disastri e decessi derivanti dalla pandemia in corso.

Cosa c’entra con l’economia? È abbastanza intuitivo: se uno crede di essere precario in questo mondo, se crede che il mondo sarà distrutto da un virus, non effettua nessun atto di acquisto e di investimento, né tantomeno di risparmio. In controtendenza gli italiani stanno conservando i propri denari proprio perché, ripeto, allarmati in maniera eccessiva ed eterodiretta da una propaganda che vuole che il nostro sistema finanziario ed economico prima o poi crollino, sotto il peso della mole di risorse da destinare alla ripresa. Una ripresa che non potrà esserci, poiché le politiche sono state già miopi negli ultimi anni nel non investire nella creazione di posti di lavoro, mediante investimenti strutturali che, cioè, ponessero mano alla integrità delle nostre infrastrutture critiche (ponti, autostrade, sistemi di comunicazione) e quindi agli impatti di lungo termine e strategici per il Paese. L’occupazione si crea solo con questi, l’iniezione di liquidità fine a se stessa, con piogge di aiuti che poi inevitabilmente finiscono (come qualsiasi temporale), non necessariamente conducono poi ad un cielo sereno e pieno di sole. La pioggia va evitata, ne vanno contenuti gli effetti, anche in economia! Agli aiuti insufficienti al nostro sistema economico va aggiunta la perversa pratica di una burocrazia asfissiante, di un sistema fiscale iniquo, che produrranno ancora un welfare non in grado di assistere le persone danneggiate davvero da questo virus, cioè quelle che danno lavoro a tanti altri italiani. Una catena che si avvita in una spirale diabolica, mentre si discute di recovery fund e di aiuti europei, nella totale ignoranza della gran parte dei cittadini. Molti di essi hanno necessità di consumi quotidiani, interessandosi (ovviamente!) assai poco delle fonti dalle quali questi fondi arriveranno, e tantomeno delle (insulse) crisi  di governo.

Poi c’è il terrorismo comunicativo e mediatico, originato molto semplicemente dalla fame di ascolti, di like sui social e di consensi su teorie ardite e non dimostrate o dimostrabili scientificamente. Così come il numero dei contagi, e d’altro canto il numero dei soggetti che beneficiano di provvidenze che si possano ritenere significativamente ristorative. Moltissimi italiani ancora non ricevono la cassa integrazione, e nemmeno gli aiuti che si promettono quotidianamente senza il minimo senso dell’equilibrio (anche di bilancio) e di come vadano gestiti gli stanziamenti.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata sono pesanti e sempre più pervasive: ciò va ribadito in questa sede, solamente per dire che il credito ufficiale soffre, è pieno di incagli e di debitorie che non si risaneranno nemmeno con una ripresa corposa, peraltro non alle viste. Le banche non prestano e non possono prestare denaro (viste anche le nuove, pericolosissime, norme  Ue sui default); ci stanno pensando le mafie e gli usurai, veri e propri “motori” dell’economia della congiuntura da virus.

Queste gravi e dimostrate criticità producono danni equiparabili al virus, eccettuando ovviamente le vite umane, per le quali non si vorrà qui fare inutile retorica. Non saranno trascurabili gli effetti sull’ordine pubblico, né tantomeno quelli più ampi di insinuazione di soggetti e di frange di criminali all’interno del sistema economico e socio-politico internazionali. Gli ordinamenti democratici sono minacciati dalle conseguenze del virus, economiche intendo. I dati che abbiamo sentito snocciolare in questi giorni circa le imprese già chiuse, le attività che non riapriranno nel 2021, questi sì ci devono far preoccupare, se è vero che ormai tutti sono legittimati a fare del terrorismo gratuito, in questo caso un po’ di sano allarmismo lo vogliamo fare noi studiosi. Un continuo alternarsi di dati contraddittori, approcci inadeguati alla cura e alla prevenzione di effetti ulteriori sulla sanità già martoriata del nostro Paese. Si sente altresì parlare e discettare, ripeto, di incentivi per assunzioni e per le attività economiche. Gli incentivi devono essere sostanziosi, le risorse ci sono soprattutto perché siamo stati autorizzati a derogare ai patti di stabilità, senza dimenticare comunque che tutti i denari che si stanno utilizzando dovranno essere in qualche modo restituiti. Restituiti ai cittadini italiani quelli raccolti attraverso il debito pubblico, e all’Europa quelli che ci sono stati forniti (attendendone l’arrivo e la corretta appostazione a bilancio) mediante il recovery fund.

Andavano ovviamente presi quelli della sanità (il c.d. MES), poiché nulla aggiungono e nulla tolgono alla debitoria già pesante che abbiamo, ma opportunamente integrerebbero con effetto immediato le finanze non più sostenibili per il sistema sanitario.

Tra i vari allarmi, perché non aggiungerlo, quello della gestione degli appalti e delle forniture. Quelli del crollo del made in Italy, di tutto l’indotto derivante dalla ristorazione e dal commercio, fino ad arrivare al comparto agricolo.

Alla maggioranza e all’opposizione non sono concessi indugi, e nemmeno i capricci. In questa fase, tutelando le libertà costituzionali – più di qualche volta ingiustificatamente attenuate e compresse – bisogna mettersi a lavorare, tenendo presente che un’Europa sostanzialmente disunita e ostile (vedasi caso vaccini tedeschi) non ha alcuna voglia di solidarizzare e compattarsi nemmeno su una pandemia.

Un quadro a tinte fosche potrebbe apparire quanto ho appena disegnato. La si prenda come si vuole, ma la libertà di opinione e di espressione deve essere concessa non solo a chi si permette di dire che è contrario ai vaccini e che i vaccini sono criminali. È facile argomentare quanto siano dannosi questi messaggi, altrettanto quanto siano stimolanti per una riflessione documentata e pacata quelli che ci arrivano dagli studi economici tradizionali.

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Dottore commercialista e Revisore dei conti, Avvocato in Roma. Docente di Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio nell’Università di Bologna (sede di Forlì). Docente titolare di Legislazione antiriciclaggio e antiterrorismo presso gli Istituti di Istruzione delle Forze dell’Ordine. È stato Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. Fondatore e Presidente dell’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio (AIRA). Dirige il Centro di Ricerca sulla Sicurezza ed il Terrorismo (CRST) in Roma. Opinionista TgCom 24 e Rai su tematiche legate alla Sicurezza e alla Geopolitica. Membro del Consiglio scientifico di Fondazione Agromafie della Coldiretti. Collabora con Il Sole 24 Ore. Direttore della rivista Diritto penale della globalizzazione. Direttore della rivista Antiriciclaggio & Compliance.