Ci mancherebbe solo che una forza di maggioranza non possa lasciare il governo quando le pare. Tra il rilancio di Zingaretti e lo schianto di Renzi, ci sono pochi dubbi sull’uomo politico dotato di maggiore realismo. Il governo ha fallito in tutto.
La scuola. Conte aveva detto che se non si riaprivano le scuole, meritavano di andare a casa. Non le hanno riaperte. I tamponi. Ne avevano promessi trecentomila, non hanno nemmeno coperto quella cifra per un terzo, senza contare la buffonata dei dati del sabato e della domenica. Il virus è fuori controllo. Certo che lo è se manco riescono a misurarlo. I finanziamenti europei. Siamo ad un passo dal perderli. Questo tanto per citare qualcosa di incontrovertibile. Meno male che il commissario Arcuri appare soddisfatto di essere riuscito a fare duecentomila vaccinazioni in una settimana. Non si è accorto evidentemente che il ministro della Sanità ne ha promessi 13 milioni entro aprile. Facessero un po’ di conti.
L’Italia è seconda alla Germania, per il commissario al Covid-19. Sicuramente a quella dell’Est, per non dire di un’altra.
L’unica cosa che si può rimproverare a Renzi è di prolungare ancora la sua verifica. Italia Viva è libera di fare la crisi, come  lo è anche di riassorbire la frattura creata. Se la presidenza del Consiglio riesce in qualche modo a sanare lo strappo che appare già consumato, tanto di cappello all’avvocato Conte. Quello che si può chiedere a Renzi è di decidersi per una soluzione o l’altra. Riunisca gli organi del partito e si esprima compiutamente. La nostra costituzione non prevede la sfiducia costruttiva, per cui se apre la crisi, sarà il capo dello Stato ad occuparsene. Se cambia idea spiegherà le ragioni di un tale ripensamento. Quello che è peggio della crisi è la paralisi in cui languisce la maggioranza e per di più in una situazione giudicata di emergenza.
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.