I PASSAGGI SALIENTI DEL DECRETO IN SEDE CAUTELARE DEL TRIBUNALE DI ROMA SESTA SEZ. CIVILE.

E’ di tutta evidenza, recita il decreto che “La limitazione ai diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti che si è verificata nel periodo di emergenza sanitaria è dovuta… non direttamente dalla intrinseca diffusione pandemica ma dalla adozione esterna dei provvedimenti di varia natura (normativi ed amministrativi) i quali, sul presupposto della esistenza di una emergenza sanitaria, hanno compresso o addirittura eliminato alcune libertà fondamentali dell’uomo così come riconosciute dalla Corte Costituzionale che dalle Convenzioni Internazionali.” Continua  il giudicante “è altresì notorio che tali limitazioni di libertà e diritti siano stati incisi con modalità ed intensità diversa nei vari paesi colpiti dal fenomeno, con alcune eccezioni, la Svezia ad esempio, che si è limitata nel primo periodo almeno, a suggerire raccomandazioni di igiene sanitaria”. “In Italia le libertà fondamentali sono state limitate con l’emanazione di DPCM. Ebbene tale atto non ha natura normativa bensì amministrativa e tale natura resta anche qualora preventivamente un provvedimento di natura legislativa lo legittimi.” Ancora e conseguentemente si legge nel provvedimento “Le disposizioni in questione hanno investito libertà espressamente garantite dalla Costituzione quali la libertà di circolazione (art. 16 Cost.), la libertà di riunione (art. 17 Cost.), la libertà religiosa (art. 19 Cost.), il diritto/dovere all’istruzione (art. 34 Cost.) la libertà di iniziativa economica (art. 41 Cost.), l’inviolabilità del domicilio (art. 14 Cost.) sino a limitazioni addirittura alla libertà personale di movimento (art. 13 Cost.), la cui compressione è consentita solo con provvedimento motivato della autorità giudiziaria (in casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto) e solo nei casi e modi previsti dalla legge”, posto che “la libertà personale è inviolabile. Provvedimenti insistenti su tali libertà fondamentali dovrebbero quindi avere necessariamente carattere di legge o di atto avente forza di legge.”

“A ciò è doveroso aggiungere” continuando nella lettura “che i nostri Padri costituenti hanno previsto nella Costituzione della Repubblica una sola ipotesi di fattispecie attributiva al Governo di poteri normativi peculiari ed è quella prevista e regolata dall’articolo 78 e dall’articolo 87 relativa alla dichiarazione dello stato di guerra. Non vi è nella Costituzione italiana alcun riferimento ad ipotesi di dichiarazione dello stato di emergenza per rischio sanitario e come visto neppure nel D.Lgs. n. 1/18. In conseguenza, la dichiarazione adottata dal Consiglio dei Ministri il 31.1.2020 è illegittima, perché emanata in assenza dei presupposti legislativi, in quanto nessuna fonte costituzionale o avente forza di legge ordinaria attribuisce il potere al Consiglio dei Ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario. Pertanto, poiché gli atti amministrativi, compresi quelli di Alta Amministrazione, come lo stato di emergenza sono soggetti al principio di legalità, la delibera del C.d.M. del 31.1.2020 è illegittima perché emessa in assenza dei relativi poteri da parte del C.d.M. in violazione degli 95 e 78 della carta fondamentale che non prevedono il potere del C.d.M. della Repubblica Italiana di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria.”

Ne consegue l’illegittimità di tutti gli atti amministrativi conseguenti.