Ancora una volta una lunga serie di disposizioni contraddittorie e confuse sulla ripresa delle lezioni in presenza nella secondaria superiore, un totale disaccordo stato-regioni, le perplessità dei dirigenti scolastici,  una pletora di complicazioni organizzative (trasporti, mense, turni del personale…), che lasciano la scuola nel caos e che rischiano di compromettere il regolare svolgimento dell’anno scolastico, sia sul piano della preparazione degli alunni, sia su quello della loro valutazione intermedia e finale.

Prima si conferma, con “granitica certezza”, la data del 7 gennaio per la normale ripresa delle lezioni, poi si passa all’11 gennaio, alcune regioni optano per il 18 gennaio, altre per il 25..a macchia di leopardo;  prima si parla del 75% degli studenti in presenza, poi del 50%, si prevedono tre fasce orarie di ingressi scaglionati, poi due, ore di 50 minuti per lezione, poi di 45, lezioni fino alle ore16, no fino alle 15….e così via. Un bravo preside milanese (oggi si chiamano dirigenti scolastici) ha mostrato sconsolato un fascicolo ministeriale di dodici pagine di indicazioni sulla riapertura delle scuole in cui si parla anche di accordi con gli enti locali, con le aziende di trasporto, con i servizi di pulizia, un vero rompicapo a cui si aggiunge la forte carenza di supplenti (per i docenti in quarantena) di alcune importanti materie dell’area scientifica.

Non esiste un’ efficiente cabina di regia, non c’è coordinamento e ci si ostina ancora a non voler utilizzare, con le opportune misure di prevenzione, il pomeriggio (i cosiddetti doppi turni, magari a piccoli gruppi), quando, da sempre e senza “invalicabili” problemi organizzativi gli studenti delle superiori o restano o rientrano a scuola in orario pomeridiano per tutta una serie di attività didattiche (corsi di recupero, corsi di specializzazione, lezioni  di approfondimento, certificazione della seconda lingua, insegnamento della lingua italiana per gli alunni stranieri, attività pratiche di laboratorio…), o per il regolare orario delle lezioni, come accade in molti istituti tecnici e professionali.

Si andrà avanti così, nella più vaga incertezza fino alla fine dell’anno scolastico, un altro anno “perso”, un vero e proprio ”buco” nell’istruzione dei nostri cittadini di domani, una grave carenza anche sul piano educativo, dal momento che il distanziamento e l’isolamento di un adolescente, la mancanza di relazioni umane, di dialogo, di empatia condizionano il processo di maturazione di un giovane, rendendo più fragile ed insicura questa generazione, già “bombardata” da effimeri modelli di comportamento e da  fuorvianti messaggi da parte dei media.