E’ davvero difficile preoccuparsi per le sorti della democrazia americana che ha saputo sempre superare prove terribili e guardare avanti. Se poi qualcuno dall’altra parte dell’Atlantico si senta in dovere di esprimere apprensioni o reprimende mostra una bella faccia tosta. Su che basi teoriche e storiche si può sostenere, come pure è stato fatto, che l’assalto a Capitol Hill sia un evento più grave dell’omicidio Lincoln o di quello Kennedy?
Eventi remoti hanno fatto dimenticare le conseguenze e lo shock procurati che hanno segnato profondamente la vita di quella nazione in momenti, fra l’altro, di guerra civile, di guerra nel sud est asiatico, non certo meno gravi di quelli che si vivono oggi.
Il punto dirimente è che nonostante passaggi oscuri e controversi della storia di quel popolo, la democrazia parlamentare è stata la loro unica esperienza politica ed il loro unico modello. La Repubblica la loro unica forma di Stato.
L’America ha tutti gli strumenti disponibili per arginare episodi che ne scuotono le basi legali, tanto da aver dimostrato di non avere nemmeno timori riverenziali nei confronti dei propri presidenti eletti. Si è fatto dimettere Nixon nel pieno corso di un mandato delicatissimo, si può tranquillamente inibire Trump negli ultimi giorni del suo. Il sistema americano è solido, e vista l’esperienza consumata delle Torri Gemelle, possiamo definirlo a prova di bomba.
La democrazia americana non è perfetta, affatto, è solo ineluttabile. Il primo ad accorgersene fu Tocqueville che rabbrividì, da giovane reazionario qual era, per la sua capacità di espansione.
Di sicuro  gli inconvenienti della democrazia americana non possono avere strascichi  in Italia. Guardate con quanta composta e rispettosa rassegnazione i genitori, gli studenti, gli insegnanti, protestano contro quello che appunto dovrebbe essere un diritto costituzionale che viene loro negato, come la scuola. E pensare che la scuola è il centro stesso della vita e delle prospettive repubblicane. Ma, nessuno indossa corna sulla testa.
In fondo crediamo che la democrazia in pericolo non sia un problema di casa nostra, o magari  abbiamo maturato la convinzione che la nostra vita democratica sia morta e sepolta già da un pezzo. Inutile fare chiassate. I giovani possono far carriera anche senza aver studiato troppo e lamentandosi quel tanto che basta. La vita nei regimi può presentarsi in maniera molto più allettante di quella delle repubbliche libere. Per lo meno è quanto ci venne raccontato al tempo della Restaurazione.
L’America ebbe solo una Rivoluzione e niente da dover restaurare.
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.