Abbiamo intervistato Oliviero Widmer Valbonesi, Vicesegretario nazionale del PRI, poeta e scrittore, autore di “Essere Repubblicani in Repubblica” (Pensieri parole).

Valbonesi, abbiamo constatato nel suo ultimo testo una forte convinzione di attualità per i valori e gli ideali Repubblicani anche al giorno d’oggi. Pertanto, come renderli comprensibili e perseguibili per la popolazione italiana attuale, in particolare quella delle classi giovani?

E’ possibile rieducando i cittadini al rispetto ed alla comprensione dei valori della Repubblica italiana. Nel 1947 abbiamo avuto la Costituzione repubblicana, mantenendo però uno spirito monarchico nella politica. Dal dopoguerra in poi non è mai prevalsa l’analisi e la valorizzazione del pluralismo democratico tra partiti, piuttosto lo scontro fra di essi. La Repubblica, invece, è un patto sociale con regole condivise, è governo, quindi,  dell’interesse generale che assorbe democraticamente le aspirazioni individuali. Pertanto, ripartire da queste basi è la strada futura per una vera condivisione e comprensione politica che possa portare all’avvicinamento anche dei giovani.

Nel corso dei decenni figure e proposte dell’ideologia e del pensiero repubblicano si sono susseguite, le principali sono quelle di Giuseppe Mazzini ed Ugo La Malfa. E’ cambiato nel tempo il pensiero repubblicano stesso? C’è una congiunzione tra le molteplici visioni?

C’è un legame ben più importante di quello che una banale contrapposizione storica assegna alle due visioni. Quella di Mazzini esprimeva la priorità della conquista della Repubblica su tutto. Ma anche La Malfa e il Partito D’Azione furono decisivi a raggiungere la Repubblica. Pertanto, congiunzione tra i pensieri è dettata anche dalla visione dell’Europa dei popoli, partita con Mazzini e proseguita con La Malfa.

Come valuta il PRI l’andamento dell’attuale esecutivo nell’emergenza. Nell’eventualità di crisi di governo, è auspicabile la formazione di un governo di unità nazionale, o il ritorno alle urne?

Sin dal principio dell’emergenza abbiamo ricordato che la procedura d’emergenza non è prevista dalla nostra Costituzione, pertanto il dover affrontare tale situazione impone ancor maggiormente la centralità parlamentare. Inoltre, abbiamo sempre ritenuto la soluzione migliore per l’Italia quella di un governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. Serve un governo capace di spendere e sfruttare le risorse in arrivo dalla UE tramite il Recovery Fund, capace di spendere in investimenti positivi le risorse, invece di una politica clientelare che ha prodotto stalli e ritardi inaccettabili.

L’utilizzo di task forces e tecnici nell’emergenza vede dunque parere contrario del PRI?

Hanno prodotto solamente un effetto placebo, ritardando il problema che comunque sta presentandosi in maniera ampiamente consistente. E’ la politica a dover gestire il potere e prendere decisioni, non i tecnici che finiscono per sostituirla.

Va ripensato alla fine dell’emergenza il rapporto tra Stato e Regioni? Come comportarsi dinanzi alle richieste ed alle proposte politiche di alcuni partiti che invocano il federalismo?

Non c’è mai stata la scomposizione di uno Stato unitario in uno Stato federale. Tranne che per la tragedia jugoslava. Le regioni hanno dimostrato di essere, in 51 anni di esistenza, spesso contenitore esclusivo di politica clientelare. Si sono trasformate in meccanismi burocratici di gestione del potere che non comportano molte volte reali benefici sull’andamento della vita dei cittadini.

Una situazione di totale immobilismo è presente anche sul tema delle grandi opere. Quali sono i doveri che uno Stato deve assumersi in materia e quale bilanciamento può esserci nella contrapposizione tra statalisti e liberisti?

Fra statalismo e liberismo vi è uno scontro apparentemente forte, in realtà portatore delle stesse conclusioni. Crediamo che debba esserci un bilanciamento tra le due visioni: gli stati democratici devono preservare la capacità del capitalismo di produrre ricchezza. La redistribuzione della ricchezza poi spetta al parlamento ed alla politica. Le pandemie e le emergenze, senza solidarietà e solo mercato senza Stato, sono ingovernabili. Come non si rilancia l’economia con uno Stato imprenditore fallimentare, storicamente, incompatibili con la libertà e la democrazia.

Quale futuro per il PRI? L’alleanza con Azione di Carlo Calenda contrassegna la visione politica futura? Quali sono le vostre ambizioni?

Le ambizioni sono quelle di rendere consapevole il popolo italiano che può distinguersi dal populismo di ambo le parti politiche. Le ali radicali producono uno scontro violento che mina l’interesse generale. E’ necessario costruire una forza che si presenti alle elezioni con una federazione di partiti che possono crescere, contraddistinta dalla forza del merito e dalla modernità delle proposte rispetto ai problemi. Credo che il PRI abbia un grande avvenire, dato che dalla Costituente ad oggi è l’unico partito ad aver mantenuto simbolo e nome intatto. Dipenderà solo dal nostro impegno e dalla nostra capacità ogni successo futuro. I ritorni importanti e le nuove adesioni a cui stiamo assistendo nel partito fanno certamente ben sperare.