Premessa.

Il progetto dell’unificazione europea si è configurato in concreto per la prima volta soltanto nel secondo dopoguerra del secolo scorso, dopo due devastanti guerre mondiali che hanno avuto nell’Europa il loro epicentro. All’inizio tale progetto riguardava solo pochi Paesi e Stati europei occidentali, poi si è esteso progressivamente a un numero sempre maggiore di Paesi (oggi 27, dopo la Brexit), ma tutti “al di qua del Danubio”. Ad oggi, alcuni dei popoli est-europei, nonostante il desiderio e la richiesta di farne parte, ne restano ancora fuori. Il progetto europeistico, per quanto in fase avanzata di attuazione, è ancora in corso d’opera, e nessuno può prevederne gli esiti finali. Perciò può essere utile interrogarsi sulle sue ragioni e sui suoi presupposti, ma soprattutto su quali valori vi sono alla base della costituzione dell’Europa come la conosciamo oggi.

Spesso si parla di cittadini europei, ma qual è oggi il senso di appartenenza degli europei, dei popoli, in altre parole, la capacità di rappresentanza politica è tale da poterci definire europei?

I capisaldi dell’Europa.

Occorre capire quali sono (o sono stati) i capisaldi dell’Europa e del Popolo che ne abita il continente, gli intenti, le idee, le aspirazioni, le “utopie” che hanno determinato la volontà di insignire l’Europa di una entità unitaria dei popoli che ne abitano il territorio. Come accennato in premessa, le guerre mondiali del ventesimo secolo, hanno accelerato le trasformazioni sociali, economiche e politiche già presenti in quegli anni, rimangono da comprendere se siano la politica e la rappresentanza ad avere la capacità di cogliere e interpretare questo cambiamento, oppure di seguire una direzione diversa dal dettame popolare, cioè una direzione strategica dettata da una èlite.

Camus, affermava: “L’Europa è la terra dello spirito, dove da venti secoli continua ininterrotta la più sorprendente avventura dello spirito umano la cui frontiera sono il genio di alcuni e il cuore profondo di tutti i suoi popoli”. Come non ricordare l’irrazionalismo di Heidegger, soprattutto pensando, all’auto-annientamento cui rischiava di andare incontro l’Europa postbellica a causa della sua perdita di storia, di senso, di spirito e, rispetto alla quale, il secondo conflitto mondiale è momento decisivo di svolta conseguente a un processo di auto-dissolvimento nichilistico che ha radici di cui solo la filosofia può rendere ragione e di cui la Shoa è un orribile e concreto epifenomeno.  Al di là di ogni citazione filosofica,  la paternità biologica della costruzione europea post bellica è sicuramente attribuibile al trio Adenauer-Schuman-De Gasperi.

I  primi passaggi per la costruzione dell’Europa.

Per sommi capi, una breve sintesi delle prime quanto fondamentali tappe dell’integrazione europea. Nel maggio del 1948 si tenne all’Aia il Congresso d’Europa con presenti 700 invitati, tra i quali Adenauer. Paese sostenitore dell’alleanza fu la Gran Bretagna che il Consiglio d’Europa di Strasburgo, legittimato nel Trattato di Londra del 1949. L’obiettivo principale fu quello di costituire un fronte comune per evitare il pericolo comunista.

In seguito, con il Trattato di Parigi del 1951 nacque la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) che entrò in vigore nel 1952. Questo Trattato consentì, da un lato, di mettere in comune la produzione delle due materie prime, dall’altro lato, mise le basi per dissuadere una potenziale nuova corsa agli armamenti, memori del secondo conflitto mondiale. Questo trattato costituì un primo passo verso un processo federale europeo e nello stesso tempo e insieme all’OECE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea) attiva dal 1948 al 1961, uno scudo protettivo del Piano Marshall.

Proseguendo si arriva al 1952 con la CED, la Comunità Europea di Difesa che, di fatto, fu un prolungamento della CECA, con un valore politico – militare più nominale che pratico, anche perché la costituzione di un esercito europeo avrebbe comportato il riarmo della Germania dell’Ovest, così come indicato dalla Nato, ma osteggiato dai francesi.

Alcune critiche al progredire della costruzione europea.

Nell’approvazione del Trattato della CECA da parte del Parlamento Italiano non poche furono le critiche, due in particolare: la prima relativa al carattere “spiccatamente economico” dell’iniziativa che non teneva conto di altre strategie come quelle della gestione del nemico esterno (Unione Sovietica e suoi satelliti), infatti, non si legge nel Piano Schuman (che creò alla CECA) nessun riferimento alla creazione di un esercito europeo e nemmeno di apparati sociali comuni che potessero inaugurare un nuovo paradigma culturale atto a combattere il pericolo di nuovi totalitarismi.

Interessante quanto premonitrice in questa seduta parlamentare del 1952 la seconda critica, fatta dal Senatore democristiano e sindacalista Giulio Pastore, che così si espresse nei confronti di Francia e Germania: “Noi non siamo altro che i consumatori, noi siamo inevitabilmente i dipendenti di questi Paesi, e non vedo davvero quali vantaggi possiamo avere a essere i primi ad approvare questo Trattato”. Certamente sono solamente alcune espressioni e non rappresentano il sentire della maggioranza dell’epoca, ma cercano di storicizzare alcune problematiche già allora presenti nel dibattito politico. L’Europa subito dopo il secondo conflitto mondiale rappresentava un argine o meglio ancora una difesa, una nuova entità che doveva organizzarsi economicamente e non solo, per le nuove sfide che la guerra fredda avrebbe comportato.

I due polmoni europei – ieri come oggi.

La creazione della CECA si basava sull’idea che fosse necessaria una maggiore condivisione degli interessi economici, questo però non teneva conto degli interessi nazionalistici ancora molto presenti nei singoli Paesi europei. Difatti l’Europa alla fine della seconda guerra mondiale appariva come due polmoni, come ebbe a definirli Papa Giovanni Paolo II nella sua lettera apostolica Euntus in mundum. In Italia era presente il più grande partito comunista europeo d’occidente, mentre in Germania dell’Est l’influenza filosovietica era predominante. Se però, nel primo caso vi era margine democratico, nel secondo questo margine fu in sostanza assente. Oggi i due polmoni si sono solo spostati geograficamente, (i Paesi del Nord e i Paesi del Sud Europa), ma esistono sempre.

Il Trattato di Roma 1957 – Inizia l’Integrazione economica europea.

Il Tratto di Roma estese, di fatto, il successo della CECA a tutti i settori dell’economia, creando l’EURATOM la (Comunità europea dell’energia atomica) e la CEE (Comunità Economica Europea). All’Europa delle Patrie si sostituisce l’Europa Economica, il Movimento Europeo scelse la strategia dell’integrazione economica e, nonostante molteplici dichiarazioni e intenti di contraddire questa posizione da parte di molti politici “europeisti”, rimane questa l’unica strategia, quella economica e finanziaria, a guidare ancora oggi l’Unione Europea, comunità che non ha visto un’unità d’intenti nemmeno in questa emergenza sanitaria.

Conclusione

Oggi nel 2021, l’Europa esiste come accordo politico-economico internazionale, rimane ancora da capire se il concetto di popolo europeo sia un derivato di una circostanza geografica congiunturale oppure un derivato di un sistema valoriale condiviso. Umberto Galimberti, filosofo contemporaneo, afferma come oggi i valori fondanti l’attuale cultura occidentale (che egli vede in forte declino) siano il denaro e la tecnica. Sul primo, il denaro, non ci sono dubbi; sul secondo è chiaro come esso sia funzione del primo. Potrei aggiungere che oggi il denaro non è un mezzo ma un fine, con tutto quello che ne consegue. Parafrasando potremmo chiederci, il Recovery Fund è un mezzo o un fine? L’euro è un mezzo o fine? E via così dicendo. Si tratta di ristabilire e riclassificare il valore delle cose.

Credo che, la conclusione più “affilata” si possa trarre dallo storico francese Marc Bloch che scriveva sull’Apologia della Storia: “L’incompiuto se di continuo tende a superarsi, ha per ogni spirito ardente una seduzione che equivale a quella della perfezione raggiunta”.