Le cronache raccontano di come questo governo lavori ininterrottamente notte e giorno, senza sosta, nutrendosi appena di quello che capita, bacche e radici, sorseggiando giusto qualche goccia d’acqua, per non sottrarre tempo prezioso al lavoro nell’esclusivo interesse della nazione.
Il più integerrimo ed infaticabile di tutti, è il PCM, Giuseppe Conte, che ha messo oramai un divano nel suo studio con una coperta per i pochi attimi fuggevoli di sonno che si concede. Alle prime luci dell’alba, Conte è già al suo tavolo di lavoro con la posta. Egli risponde a tutte quelle centinaia di cittadini oscuri che gli scrivono la loro ammirazione e lo fa di suo pugno. Commosso dall’amore del popolo nei suoi confronti, il bravo presidente del consiglio corre da Casalino per fargli ascoltare le lettere più belle. Casalino che ha adattato le sue odi al fidanzato cubano come lettere indirizzate a Conte, ha le lagrime agli occhi dalla gioia. Così passa la mattinata.
All’ora di pranzo, Conte inizia a riscrivere il recovery plan, per la ventesima volta, che Gualtieri, anche lui è bravo, ma purtroppo di economia non capisce niente e appena arriva il famoso piano, quello va riscritto daccapo e oramai è da dicembre che va avanti ‘sta storia.
A metà pomeriggio a Palazzo Chigi ecco spuntare il viso allegro di Speranza, e Speranza è secondo nel lavoro solo a Conte.  Pensate che a ferragosto aveva scritto un intero libro, Come ho sconfitto il covid, tutto in una tirata, e poi è dovuto andare di persona in tutte le librerie d’Italia a ritirarne le copie che non si fidava a farlo fare ai suoi collaboratori. E sì che Speranza, al contrario di Conte, era convinto di avere un incarico di tutto riposo. Il gennaio scorso si era presentato alla Camera per dire state tutti tranquilli, il virus in Cina? Ma la nostra sanità è la migliore in Europa. Speranza faceva fare tutto al suo consigliere scientifico Ricciardi, che gli aveva detto e poi lo aveva ripetuto al Sole 24 ore, ma fregatene, sono peggio le nostre influenze stagionali.
Da quel momento la vita di Speranza è diventata un inferno. Vabbè, male che vada riforniamo i nostri ospedali di mascherine. Ti pareva che proprio quelle, Di Maio, non le avesse spedite in Cina? Ma Di Maio perché non ti fai i cazzi tuoi? Così è accaduto che i nostri medici, senza protezioni, senza protocolli, con un piano taroccato del 2006 e spacciato per uno buono del 2014, nel 2020 si sono incominciati ad ammalare a migliaia, e malati accoglievano e assistevano pazienti; privi delle strutture sufficienti erano costretti a scegliere chi salvare e chi no.
Speranza ha un cuore. Egli si è commosso per le fatiche dei medici, lui che era abituato al pisolino in poltrona e così ha pensato di gratificarli con un nuovo, efficace, formidabile piano di prevenzione sanitaria anti pandemico, quello che magari avrebbe dovuto verificare se esistesse all’inizio del suo mandato o per lo meno all’inizio della pandemia.
Dettagli. L’importante, quello che resterà impresso nella storia come marchio del governo popul-socialista saranno le parole del piano di Speranza. “Se mancano le risorse, i medici sono autorizzati a scegliere chi salvare”. A questo punto perché non introduciamo il criterio degli occhi azzurri? Se i moribondi hanno gli occhi azzurri intubateli, altrimenti no.
Siamo arrivati al crepuscolo che copre Palazzo Chigi, l’ora del lupo, quella in cui le forze armate dislocate controllano che nessuno con indosso una cotenna di bisonte si avvicini.  Tutti i ministri come pallidi folletti compaiano dalle strade deserte. Vengono a discutere la riapertura della scuola, almeno sei ore. Ciascuno ha un’idea diversa e Conte non vuole contrariare nessuno.  In fondo abbiamo ancora mezza legislatura per decidere quando riportare gli studenti a scuola.
Piuttosto non scontentiamo il comitato scientifico che vuole misure più restrittive, i biker che circolano per l’asporto potrebbero farlo solo i giorni dispari, e se due persone si avvicinano ad un tabaccaio, si commissioniamo degli idranti nuovi di zecca ad Arcuri per disperderle.
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.