Il problema politico che sottende l’attuale crisi di governo è lo stesso di quella appena precedente, ovvero il crollo nei consensi, non sondaggistici che è irrilevante, ma reali, nelle varie elezioni locali avvenute nel corso della legislatura, del Movimento cinque stelle.
La democrazia cristiana era abituata a perdere voti in elezioni parziali e questo più di altro era causa dei riequilibri che si riproducevano nel governo e certo non riguardavano solo singoli ministri. I governi a guida laica del secolo scorso nacquero principalmente per i rovesci elettorali avvenuti nella Dc. La stessa caduta del governo D’Alema, per parlare di una epoca politica più recente, si verificò all’indomani di un voto regionale che vide la sconfitta del partito del Presidente del Consiglio.
Non è ovviamente  una legge della Repubblica, ma è un buon costume democratico che un governo, o una maggioranza non eletta direttamente sia sensibile al voto parziale che si produce durante il suo mandato.
E’ vero che in importanti regioni il centrosinistra ha retto e vinto bene, ma non nell’attuale formazione di governo. L’Emilia Romagna, la Toscana, la Campania, la Puglia, dove il Pd ha mantenuto il governo, non prevedono un’alleanza con il Movimento cinque stelle che in tutte queste regioni ha almeno dimezzato i voti delle politiche.
Una situazione di questo genere avrebbe preteso che il Movimento cinque stelle chiamasse al centro della sua politica attiva il suo stesso leader, Beppe Grillo, in una posizione dirimente, per poter rispondere alle perplessità manifestate dall’elettorato. Questo perché il Movimento 5 stelle non ha più i numeri nel paese reale, indipendentemente dal parlamento dove pure c’è stata una emorragia di deputati costante, per esprimere un presidente del consiglio terzo. Solo Grillo potrebbe spiegare perché il movimento aveva promesso di aprire il parlamento con un apriscatole e di fatto lo ha tenuto chiuso tutto un anno.
Ha ragione il professor Ainis, dopo un anno non si può più parlare di emergenza, soprattutto un governo democratico non si può rifugiare dietro ad essa.
Siamo stati i primi a porre fra molto biasimo e scetticismo, la questione costituzionale per il governo. Oggi la pone, a parte i costituzionalisti che è il loro mestiere, un partito della maggioranza che pure per quanto numericamente ridotto, è stato il principale promotore della nascita dell’attuale compagine governativa. E’ quindi più che legittimo il dubbio se l’attuale presidente del consiglio sia all’altezza della situazione che si è venuta o creare, piuttosto che la convinzione per cui questa situazione si è creata, perché lui non è proprio all’altezza.
Mentre è inutile sostenere l’argomento che con la crisi si paralizza il paese.  Ahinoi il paese è paralizzato dalle contraddizioni di questo governo da troppi mesi. Non sarebbe molto difficile superare l’impasse della maggioranza, trovando innanzitutto una soluzione sulla presidenza del consiglio. Poi resterebbe da valutare se una tale situazione del paese possa  venire affrontata con efficacia da una minoranza al governo.
Articolo precedenteGioco di ombre cinesi dietro il Covid-19
Articolo successivoLa crisi di governo e suoi ultimi effetti
Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.