Allegro e terribile, oscuro e scintillante, è il capolavoro dello scrittore tedesco Klaus Mann: “Mephisto”.

Ambientato nella Germania tra la fine della repubblica di Weimar e l’affermarsi del regime nazista, l’opera è il racconto privato e collettivo della corruzione mefistofelica della società tedesca col nazismo. Di quell’accordo faustiano tra il volk tedesco e l’imperialismo pagano del fuhrer. In cui inseguendo i miraggi adamici e i rancori di Versailles, si sostituì alla vecchia virtù borghese il fanatismo in camicia bruna, alle istanze moderate del luteranesimo sociale il delirio razzista e antisemita. Cavalcato sia per un senso di disperazione e smarrimento, che l’allora classe dirigente non ha fatto altro che aumentare, sia per un certo opportunismo e consenso della popolazione consenziente.

Una storia di opportunità e corruzione, dal mito maupuassantiano della carriera e della prevaricazione, che accetta ogni compromesso per il tornaconto personale. È questo il mondo di Mephisto, in cui il figlio del premio nobel, recupera il tema paterno, già in nuce nel carlotta a Weimar e poi più marcato in Doctor faustus(forse il più grande romanzo capace di racctare cosa fu il nazismo), sostituendo al gusto cupo e maestoso dell’opera di thomas mann, un accento brilante e satirico, incantevole e grottesco. Che viene impersonificato dal protagonista Hendrik Höfgen, un attore. ispirato all’amico, e poi cognato, Gustaf Gründgens, marito di sua sorella Erika. Hofgen è un attore carismatico ed antipatico, che si atteggia ad idealista e intellettuale dissidente, ad organico rivoluzionario dei teatri off, comunista ribelle, che tentato dal sogno della carriera e del successo sostituisce alla sua vocazione bolscevica un nazismo finto ed ispirato solo dal vantaggio personale. Tale la parabola del cognato e della Germania, secondo l’autore, che abbandona le proprie aspirazioni democratiche in nome del nazionalismo menzognero e delle sue promesse di lebensraum.

Un romanzo visionario e antifascista, mefistofelico ed ironico capace di mostrare come fece in italia l’azionista emilio lussu, col suo marcia su roma e dintorni, l’ipocrisia e la cortigianeria. L’orrore e il suo lato ridicolo, mai banale, sempre terribile.