Il buon cittadino italiano dovrà pur essere indotto a chiedersi se il governo lo stia tutelando o semplicemente lo prenda in giro. A ripercorrere le dichiarazioni del PCM, verrebbe da credere la seconda.
Il luglio scorso, dopo quattro mesi di lockdown, quando non si poteva portare al giardinetto il cane se non stava sotto casa, nello sfarzo di Villa Pamphilj, Conte aveva convocato gli Stati generali, ascoltato imprenditori ed estetisti, chiesto un piano di rilancio a Colao e, visto che c’era, promesso il nuovo Rinascimento all’Italia.  Fu un momento estasiante per il Paese. I ristoranti si misero a distanziare i tavoli e impiantare barriere di plexiglas nei locali, i circoli sportivi a ristrutturare gli spogliatoi, le palestre, le docce. Tutti con il metro in mano a misurare centimetri come Figaro faceva con il letto delle sue nozze, e tutti di tasca loro. Figaro, va detto, nell’opera di Mozart disponeva dei fondi del signor conte. Se quello si sposa, noi siamo tutti richiusi ad ottobre.
Ma la ragione era ottima; bisognava salvaguardare un Natale sereno, disse il PCM. Ed infatti, il Natale si è passato in zona rossa con il coprifuoco e, visto che c’eravamo, anche  capodanno. Il sette gennaio però si sarebbe ripartiti. Poi meglio il quindici. Poi meglio se prolunghiamo lo stato di emergenza fino ad aprile.
Il bello di tutto questo è che davvero non si capisce se le misure servano a qualcosa o se semplicemente non servano a niente. Un giorno ci si dice che i contagi stanno diminuendo, un altro che invece stanno aumentando. Nè si comprende se il governo segua un principio scientifico.
E’ possibile  che questa lotta estrema ed estenuante intrapresa con il virus sia lenta nel dare risultati, ma che al dunque il virus si sfianchi davanti ai muscoli mostrati da Boccia, Speranza e dal comitato tecnico scientifico e si affievolisca. Ma se invece si rinforzasse? Nessuno che spieghi cosa sono queste sue mutazioni, le cosiddette varianti inglese e sudafricana, ovvero se il virus è capace di cambiare secondo le condizioni con cui si misura. I virus, che i romani intendevano semplicemente come veleno, sono un’antivita, ma sono un’antivita vitale. Per cui, ad esempio, un virus che è abituato a espandersi in un ambiente dove vi sono migliaia di persone e improvvisamente se ne trova solo di fronte una decina, non sparisce, si contrae su se stesso e si rafforza.
Per questo ci sono i vaccini, che sono in fondo l’unica autentica garanzia di sopravvivere al virus, perché tutte queste misure, questo tenete alta la guardia, potrebbero invece rivelarsi vane. Solo che per garantire l’efficacia dei vaccini bisognerebbe riuscire a raggiungere l’immunità di massa prima che il virus riesca a trovare un’altra variante per eludere anche il vaccino. Il ministro Speranza ha indicato una cifra significativa, tredici milioni di vaccinati entro aprile. Forse non è ancora quella appropriata, ma potrebbe essere su quest’ordine di grandezze che si vince davvero la sfida.
Non lo sapremo mai, perché tanto con il ritmo attuale, un milione di vaccinati in 15 giorni, ad aprile sarà un successo vaccinare sei milioni di persone. Altro che immunità di massa. Fate gli scongiuri, ma se non sappiamo come esattamente si sono estinti i dinosauri, possiamo iniziare ad immaginare come si estingueranno gli italiani.
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.