Fino a martedì, dopo il voto in Senato, non è possibile fare nulla e si consumerà, con l’appoggio spregiudicato dei media, il triste rito delle insinuazioni, delle minacce, delle fake news, di conquiste di un senatore, di smentite che accompagna questi momenti di autodistruzione della politica.

È opportuno che il PRI non si associ ai cori da stadio facendo il verso delle rane o l’ululato dei lupi. Soprattutto occorre tutelare l’alta funzione di garanzia del Presidente della Repubblica in vista delle sue decisioni dopo martedì, sia che il governo raffazzoni una maggioranza di trasformisti in parlamento, sia che sfiduciato sia costretto a dimettersi.

Il problema è complessivo, ed è politico; e non serve, se è politico, coinvolgere in questa fase Mattarella, perché per un Renzi che pone questioni serie sulla qualità del governo, il PCM, invece di fare il suo mestiere di sintesi e mediazione, “il sarto” come dice Sabino Cassese, fa il pirata politico di un partito in itinere.

La lettera dei ministri di IV mi ricorda passaggi della crisi politica del 1972, provocata e rivendicata con orgoglio da Ugo La Malfa perché il governo di centrosinistra non portava avanti il piano Giolitti, che in larga parte si ispirava alla politica di programmazione e dei redditi del PRI. Registrando le esitazioni sia della DC, sia del PSI, Ugo La Malfa aprì la crisi di governo e ottenne, dopo le elezioni, una politica più in linea con la gravità della crisi.

La ricomposizione della crisi non aiuta il paese, raffazzonando senatori che si mettono insieme per tutelare i loro interessi particolari e che fra tre mesi, quando non sarà più possibile sciogliere le Camere passeranno all’incasso. Essere protagonisti del mercato delle vacche, dove Conte contatta senatori per garantirgli la candidatura nel suo nuovo partito e Salvini con lo stesso metodo ha già reclutato sei sette senatori, squalifica la politica.

Se martedì il governo otterrà la fiducia, proseguirà con una compagine che affida ad un gruppo di mercenari, pardon di costruttori, il potere di staccare la spina. Se non otterrà la fiducia, Conte dovrà recarsi da Mattarella e da sfiduciato non potrà più fare nulla se non aspettare che Mattarella assegni a qualcun altro l’incarico o mandi tutti alle elezioni. Con il centrodestra che vince a man bassa ed elegge un Presidente della Repubblica di parte.

Forse, vista la gravità della situazione, Mattarella darà l’incarico ad un uomo indipendente cui nessuno o quasi nessuno può dire di no con un compito molto preciso in tre punti: NGUE, pandemia, riforma elettorale. Se così fosse, l’azione di Renzi avrebbe un esito positivo.

La questione dei pieni poteri in capo al PCM, che noi denunciamo da mesi, è anticostituzionale così come il controllo su tutti gli appalti della pandemia è un problema serio che va affrontato subito. Chi sbeffeggia – giustamente – Salvini e la Meloni per la mascherina pro Trump, si dovrebbe preoccupare di Giuseppi. Il PCM ha commesso l’unico vero atto trumpista, mettendo a disposizione i vertici dei servizi segreti per indagare sul Presidente Obama e commentando flebilmente, diversamente da tutti i leaders occidentali, il comportamento di Trump di contestazione del risultato elettorale USA.

Il prolungamento dello stato d’emergenza in presenza di un ritiro dei ministri pone problemi di legittimità costituzionale, come puntualizzava ieri Michele Ainis su Repubblica. Ora che fregandosene di ciò, Conte, con l’avvallo del PD, licenzi con un altro Dpcm provvedimenti che limitano le libertà individuale è non solo inopportuno, ma preoccupante per la legittimità democratica.

Teniamo presente queste cose, ed occupiamoci di allargare l’area laica, repubblicana e liberaldemocratica con un progetto e una visione di paese che guardi al futuro in chiave moderna ed europea. Respingiamo il tifo destra vs sinistra che incoraggia il saccheggio del paese. Rivendichiamo, come abbiamo fatto in questi mesi, un governo utile al paese e facciamoci portatori di una Costituente liberaldemocratica. Serve un periodo di decantazione del fanatismo bipolare per ricostruire la democrazia.